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Sentenza

Responsabilità del datore di lavoro

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In questa sentenza è stato assolto il titolare di una società a responsabilità limitata, che aveva vinto in appalto i lavori di nettezza urbana all'interno dell'area del mercato comunale, aveva permesso che un proprio dipendente lavorasse in prossimità di un cancello in ferro privo del perno di fermo di fine corsa e, quindi, non in una situazione di sicurezza. Il lavoratore, mentre spostava una delle ante scorrevoli del cancello per effettuare le pulizie, determinava la fuoriuscita dell’anta dal binario che lo travolgeva riportando gravi lesioni con compromissione della colonna vertebrale. La Suprema Corte afferma: "Va premesso che il cancello in origine non presentava alcun vizio costruttivo, tanto vero che il suo installatore è stato prosciolto. Pertanto la sua anomalia è stata frutto di una manomissione che, dalle sentenze di merito, non risulta poter essere datata. Read More ...
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Rifiuto di indossare i necessari DPI e licenziamento

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La Corte di Cassazione si è espressa riguardo il mancato utilizzo dei DPI con la sentenza Civile, Sez. Lav., 05 agosto 2013, n. 18615 - Rifiuto di indossare i necessari DPI e licenziamento.
Nella citata sentenza si ravvede un comportamento inadempiente da parte del lavoratore, specie con riferimento all’inosservanza delle misure di sicurezza predisposte dal datore di lavoro, per tale motivo è legittimo il licenziamento in tronco. In particolare, un lavoratore che si era più volte rifiutato di ricevere i DPI e, nonostante, avesse ricevuto due sanzioni disciplinari aveva ulteriormente rifiutato le istruzioni operative che gli imponevano il ritiro dei DPI, prima di accedere al luogo di lavoro. A questo punto il datore di lavoro gli inibiva l’accesso, per violazione dei doveri a lui posti dalla normativa di sicurezza, dal codice disciplinare e dal rapporto di lavoro, e, valutato come gravemente inadempiente il comportamento complessivo del dipendente, procedeva al conseguente licenziamento. Read More ...
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La validazione di buone prassi

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Pietro Ferrari dopo essersi interessato di Collaborazione con gli OPT, Inidoneità ed idoneità con prescrizioni, Decreto del "fare", Stress lavoro-correlato e Commissione Consultiva Permanente, Norme silenti, Lavoratori stagionali e L'obbligo formativo e dell'idoneità sanitaria per i lavoratori autonomi oggi prende le mosse dalla richiesta di un'azienda metallurgica bresciana di richiedere la collaborazione del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale-Università degli Studi di Brescia, allo scopo di predisporre “un sistema di video monitoraggio nell'incrementare il livello di sicurezza aziendale”.
Tale progetto si proponeva di individuare sia le “
condizioni a rischio”, sia “i comportamenti a rischio o sicuri”, così da poter “conseguentemente intraprendere mirate azioni correttive e migliorative attraverso un continuo processo di feedback”.
Rispetto all'obiettivo, si riteneva perciò che “
Di primaria importanza è la predisposizione e l'erogazione di interventi formativi che sfruttino sia le videoriprese per evidenziare rischiose modalità di svolgimento delle attività lavorative (comportamenti a rischio) da analizzare e correggere, che videoriprese delle migliori modalità lavorative (comportamenti sicuri) da selezionare e diffondere come prassi aziendale. Read More ...
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Esposizione ad amianto

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Nella Sentenza della Corte di Cassazione n. 18267 del 2013 la sentenza attualmente impugnata rigetta l'appello di S. P. avverso la sentenza n. 6070 dell'8 marzo 2005 del Tribunale di Napoli e conferma tale ultima sentenza che ha respinto la domanda del P. volta ad ottenere:
1) la affermazione della responsabilità ex art. 2087 cod. civ. della datrice di lavoro P. E. S. s.r.l. per non avere dotato il personale dipendente dei necessari strumenti protettivi rispetto all'inalazione delle fibre di amianto;
2) la condanna della società stessa al risarcimento del danno biologico (oltre ad accessori come per legge) per il carcinoma polmonare contratto in ragione dell'inalazione continuativa di fibre di amianto nello svolgimento delle mansioni di operaio ascensorista, svolte dal 1968 al 1995.
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La responsabilità di chi affida a terzi un’attrezzatura non sicura

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Cassazione Penale, Sez. 4, 22 gennaio 2013, n. 3278 - Trattore agricolo cingolato e mancanza di requisiti di sicurezza
Responsabilità di un datore di lavoro per la morte di un lavoratore mentre eseguiva lavori di aratura con un trattore cingolato: era accaduto infatti che il trattore, privo dei requisiti di legge, andasse a finire in una scarpata schiacciando la vittima e causandone il decesso.
Condannato, ricorre in Cassazione – Inammissibile.
"Nel caso di specie, i giudici di merito hanno fornito una corretta ricomposizione del fatto, fondata su un'adeguata acquisizione ed interpretazione degli elementi probatori disponibili ed un'esaustiva analisi complessiva di essi sulla base di canoni logici e coerenti."
E' da rilevare che anche ad accedere alla versione dei fatti offerta dal ricorrente, non ne conseguirebbe l'esenzione di responsabilità dello stesso, ravvisandosi la posizione di garanzia rispetto al verificarsi di infortuni in chi affida a terzi un mezzo di per se atto a determinare situazioni di pericolo senza sorvegliare adeguatamente circa il suo corretto utilizzo.
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Responsabilità del preposto

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La Cassazione, come già più volte ribadito, ha individuato la responsabilità di un lavoratore che rivestiva la figura del preposto e lo ha condannato per il reato di omicidio colposo con violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro nei confronti di un altro lavoratore e lo ha condannato al risarcimento del danno nei confronti della parte civile. Il lavoratore stava lavorando a bordo di un escavatore nei pressi di una scarpata, ma purtroppo il mezzo si è ribaltato causane la morte. La macchina era risultata non inidonea a lavorare in un sito con elevatissima pendenza. Read More ...
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Prevenzione incendi: condannato lavoratore

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La Cassazione Penale (Sezione III – Sentenza n. 25205 del 23 giugno 2011 – Pres. De Maio – Est. Amoresano – P.M. Passacantando – Ric. P. G.) conferma la sentenza di condanna ad un operaio che lavorava in appalto presso un distributore stradale di GPL per omessa adozione di misure di sicurezza idonee ad evitare l’insorgenza di un incendio (in seguito all’uso di un apparecchio a fiamma libera quale una saldatrice elettrica su tubazioni fatiscenti di GPL – Gas di Petrolio Liquefatti).
La motivazione della conferma della condanna del lavoratore (alla pena -condonata- di euro 500,00 di ammenda per il reato di cui all’articolo 34 lettera b del D. P. R. 27 aprile 1955 n. 547) è che comunque anche (testualmente dalla sentenza) “il D.Lgs. n. 81/2008, articolo 59 (come sostituito dal Decreto Legislativo 3 agosto 2009, n. 106, articolo 36) prevede sanzioni penali anche per i lavoratori per la violazione dell’articolo 20 comma 2 lettera b), c), d), e), f), g), h) ed i), e articolo 43, comma 3, primo periodo. E tra le violazioni sopra indicate rientrano anche quelle riguardanti la osservanza delle disposizioni e delle istruzioni ai fini della protezione collettiva ed individuale, la corretta utilizzazione delle attrezzature di lavoro, delle sostanze e dei preparati pericolosi, nonché dei dispositivi di sicurezza, e la utilizzazione in modo appropriato dei dispositivi di protezione. E, secondo la contestazione, al ricorrente veniva addebitato di aver operato imprudentemente in violazione di idonee misure di sicurezza per cui vi è quindi ‘continuità normativa’.
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Cassazione: responsabilità e delega di funzioni

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Cassazione Penale, Sez. 4, 27 ottobre 2010, n. 38111 - Trasferimento dell'obbligo di prevenzione dal titolare della posizione di garanzia ad altri: solo attraverso una formale delega di funzioni
Responsabilità del legale rappresentante di una spa per il reato di lesioni colpose aggravate dalla violazione delle norme antinfortunistiche ai danni di un lavoratore: quest'ultimo, intento a pulire il rullo di una macchina con uno straccio imbevuto di acetone, subiva l'amputazione di un dito della mano sinistra trascinata all'interno dei rulli.
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Datore di lavoro: culpa in eligendo

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L'accusa consisteva nell'aver consentito, e comunque non impedito, che all’interno dello stabilimento della Ma. F. S.p.a. fosse installato ed utilizzato un impianto di produzione composto da più macchine per la produzione di film trasparente (propilene ad uso alimentare), prodotto che viene raccolto da un “gruppo avvolgitore” privo dei dispositivi di sicurezza imposti dalla legge al fine di evitare contatti accidentali tra parti del corpo dei lavoratori addetti al macchinario e gli organi in movimento. Gli imputati avevano proceduto ad un’erronea valutazione dei rischi e ad un conseguente errato documento di valutazione dei rischi. Read More ...
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Documento di valutazione dei rischi: autocertificazione

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Cassazione Penale, Sez. 3, 15 giugno 2011, n. 23968 - Documento di valutazione dei rischi nelle aziende con meno di dieci dipendenti
Responsabilità del titolare della ditta "C.S.L.C. Impermeabilizzazioni" per omessa elaborazione del documento di valutazione dei rischi per la sicurezza e salute dei lavoratori.
Condannato a seguito di verifica ispettiva di un tecnico del Servizio di Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro all'A.S.L. Lanciano - Vasto, ricorre in Cassazione - Rigetto.
Deduce il ricorrente che, a norma del D.Lgs. n. 626 del 1994, art. 4, comma 11, il datore di lavoro delle aziende che occupano fino a dieci addetti non è soggetto agli obblighi di cui ai commi 2 e 3, ma è tenuto comunque ad autocertificare per iscritto l'avvenuta effettuazione della valutazione dei rischi. Di tal guisa il documento di valutazione dei rischi per la sicurezza e salute dei lavoratori è obbligatorio e soggetto a ispezione per le sole aziende che occupino più di dieci addetti.
La Corte, nell'affermare l'infondatezza del ricorso, riprende il comma 11 dell'art. 4 cit. sottolineando come esso effettivamente prevedesse (prima dell'entrata in vigore del D.Lgs. n. 81 del 2008) che il datore di lavoro delle aziende con meno di dieci addetti non fosse soggetto agli obblighi di cui ai commi 2 e 3 e quindi fosse esonerato dal predisporre e tenere un documento di valutazione dei rischi più complesso previsto da tali commi; ciò non esonerava (e non esonera) comunque anche il datore di lavoro con meno di dieci dipendenti dal predisporre e tenere il documento di valutazione dei rischi nel contenuto meno analitico di cui al comma 1.
L'obbligo di valutazione dei rischi e di elaborazione del relativo documento è ora confermato dal D.Lgs. n. 81 del 2008, artt. 17 e 28 ed il successivo art. 29, comma 5, prevede parimenti modalità semplificate di adempimento di tale obbligo per i datori di lavoro che occupano fino a dieci dipendenti.
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Corte di Cassazione: responsabilità datore di lavoro

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Corte di Cassazione - Sentenza 08 agosto 2011, n. 31571 Tutela della salute e dell'incolumità fisica dei lavoratori - Responsabilità del Datore di Lavoro - Violazione norme antifortunistiche.
datore di lavoro di P.D. per imprudenza,
L'imprudenza e la negligenza e imperizia di un datore di lavoro consistite nel non predisporre adeguate misure a tutela della salute e dell'incolumità fisica dei lavoratori addetti alla sua azienda agricola, nonché in specifica violazione delle prescrizioni di cui agli articoli 4, commi 4 lett.a) e c), art.8 comma undicesimo del D.Lgs n. 626/94, art.55 D.P.R. n.547/55 cagionava la morte di un dipendente, il quale rimaneva incastrato con la gamba destra nella macina di un mulino ed a seguito del predetto infortunio l'arto gli veniva amputato ed in seguito decedeva presso il nosocomio nel quale era ricoverato. Veniva contestata altresì la violazione delle sopra indicate norme antinfortunistiche. Read More ...
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Infortunio: comportamento abnorme del lavoratore

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Il TAR dell'Abruzzo ha respinto il ricorso proposto da un medico ricercatore di ruolo dell'Istituto di Clinica Chirurgica generale dell'Università degli Studi di Chieti "D'Annunzio", in servizio assistenziale presso l'AUSL di Chieti, Istituto di clinica chirurgica generale delP.O. "SS. Annunziata" (struttura convenzionata), inteso ad ottenere il risarcimento del danno subito a seguito del contagio da virus HCV (epatite virale di tipo C) contratto a causa del malfunzionamento di un dispositivo per il prelievo del sangue (c.d. "vacutainer"), che l'aveva costretto all'eliminazione manuale di un ago utilizzato su un paziente infetto, a sua volta, da virus HCV. Read More ...
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Medico competente: valutazione dei rischi

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Medico competente condannato perchè ometteva di collaborare attivamente alla valutazione dei rischi aziendali. Il documento di valutazione dei rischi aziendale, secondo il giudice Cipolletta del Tribunale di Pisa - sez. Penale, presentava incongruenze e lacune rispetto all’organizzazione del primo soccorso e delle emergenze e non teneva in considerazione le attività effettivamente svolte dall’azienda. Read More ...
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DPI: Uno strumento per la sicurezza

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Martedì 3 Maggio 2011 - Fiera di Bologna Sala Mascagni - ammezzato padd. 21-22 ore 14.00 - 16.00
La sicurezza nei posti di lavoro è un impegno istituzionale dei promotori, Regioni di Emilia-Romagna e Marche, Enti Bilaterali per l’Artigianato, INAIL e Servizi Sanità Pubblica delle due regioni. In questo convegno sarà presentato un nuovo prodotto informativo multimediale.
Dopo il successo realizzato per il comparto della Metalmeccanica, della Cantieristica Navale e della Lavorazione del Legno e Mobile Imbottito, aggiornati al decreto 81/2008 e tutti a disposizione su Internet per gli operatori del settore, viene oggi presentato il nuovo prodotto DPI - Dispositivi di Protezione Individuale
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Responsabilità amministrativa

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Il modello di organizzazione e di gestione idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica di cui al Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231, deve essere adottato ed efficacemente attuato, assicurando un sistema aziendale per l’adempimento di tutti gli obblighi giuridici relativi:
a) al rispetto degli standard tecnico-strutturali di legge relativi a attrezzature, impianti, luoghi di lavoro, agenti chimici, fisici e biologici;
b) alle attività di valutazione dei rischi e di predisposizione delle misure di prevenzione e protezione conseguenti;
c) alle attività di natura organizzativa, quali emergenze, primo soccorso, gestione degli appalti, riunioni periodiche di sicurezza, consultazioni dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
d) alle attività di sorveglianza sanitaria;
e) alle attività di informazione e formazione dei lavoratori;
f) alle attività di vigilanza con riferimento al rispetto delle procedure e delle istruzioni di lavoro in sicurezza da parte dei lavoratori;
g) alla acquisizione di documentazioni e certificazioni obbligatorie di legge;
h) alle periodiche verifiche dell’applicazione e dell’efficacia delle procedure adottate.
Il modello organizzativo e gestionale deve prevedere idonei sistemi di registrazione dell’avvenuta effettuazione delle attività.
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Fumo passivo: rendita per inabilità permanente

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Fumo passivo, diritto alla rendita per inabilità permanente anche se la malattia non rientra tra quelle individuate dalla legge come possibile conseguenza all’esposizione continuativa al fumo. Riconosciuto il diritto alla rendita permanente al lavoratore che ha subito il fumo passivo per decenni sul posto di lavoro. Read More ...
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RSPP e fattori di rischio

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Sentenza della Corte di Cassazione IV Sezione 27 gennaio 2011 n.2814 - Responsabilità di un RSPP per il reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione della normativa antinfortunistica in danno del lavoratore. Il responsabile del servizio prevenzione e protezione della società A., essendosi ravvisati a suo carico profili di colpa generica e specifica, non avendo lo stesso valutato adeguatamente i rischi connessi alle mansioni che gli operai dovevano svolgere durante le operazioni di movimentazione della carrozze, rischi derivanti in particolare dalla presenza delle fosse di lavorazione non protette al fine di evitare la caduta accidentale di uomini e i mezzi. Read More ...
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