You are safer with us

Rischio elettrico - Parte prima

1295996400_thunder
Il Capo III “Impianti e apparecchiature elettriche” del Titolo III “Uso delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale” riprende e sviluppa in modo specifico gli obblighi del datore di lavoro connessi alla presenza del rischio elettrico. Il datore di lavoro è obbligato a valutare i rischi di natura elettrica, comma 2 dell’art.80 ( “Obblighi del datore di lavoro” ), tenendo in considerazione tre aspetti fondamentali:
  • le condizioni e le caratteristiche specifiche del lavoro considerando eventuali interferenze;
  • i rischi presenti nell’ambiente di lavoro;
  • tutte le condizioni di esercizio prevedibili.

Dal punto di vista sanzionatorio, il primo comma dell’art. 80 non è punito. È però prevista la pena dell’arresto da tre a sei mesi, o l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro, per la mancata valutazione del rischio elettrico; tale valutazione è evidentemente necessaria per individuare le misure di sicurezza richiamate al comma 3 dell’art. 80, anch’esso punito con la pena dell’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.000 a 4.800 euro.

Qui di seguito viene illustrata una metodologia per la valutazione del rischio elettrico. Si consiglia, pertanto, di rivolgersi ad un valutatore esperto.

Identificazione delle aree omogenee per il rischio elettrico
Dal punto di vista metodologico il valutatore dovrà innanzitutto suddividere la realtà aziendale classificando aree omogenee per il rischio elettrico, quali ad esempio:
a) Luoghi ordinari;
b) Luoghi a maggior rischio in caso d’incendio;
c) Luoghi conduttori ristretti: ossia luoghi che si presentano delimitati da superfici metalliche o comunque conduttrici in buon collegamento elettrico con il terreno e che al loro interno è elevata la probabilità che una persona possa venire in contatto con tali superfici attraverso un'ampia parte del corpo diversa da mani e piedi (es. i serbatoi metallici, scavi, ecc... );
d) Luoghi con pericolo di esplosione: ossia luoghi in cui possono formarsi atmosfere esplosive, cioè una miscela con l’aria, a condizioni atmosferiche, di sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri combustibili in cui, dopo l’accensione, la combustione si propaga nell’insieme della miscela incombusta;
e) Cabine di trasformazione MT/BT;
f) Locali ad uso medico;
g) Ambienti in cui si svolgono attività di zootecnia;
h) Cantieri.


Tale suddivisione per aree omogenee di rischio elettrico prende spunto dai campi di applicazione delle varie norme CEI per la progettazione, installazione e manutenzione degli impianti (quali ad esempio CEI 64-8, CEI EN 60079-10,14,17, CEI EN 61241-10,14, CEI 11-1, CEI 0-15). Le aree omogenee per rischio elettrico così classificate sono caratterizzate non solo dalle proprie caratteristiche costruttive e architettoniche, ma anche dalle attività lavorative svolte, o che verranno svolte al loro interno. Ai sensi dell’art. 29 del Dlgs 81/2008, ad ogni modifica organizzativa o del ciclo produttivo si renderà necessaria una rivalutazione del rischio finalizzata a identificare la corretta classificazione del luogo dal punto di vista elettrico e l’effettiva conformità degli impianti in relazione all’ambiente di installazione.

La conformità degli impianti elettrici
La rispondenza degli impianti elettrici ai requisiti di legge, ossia la realizzazione degli impianti secondo la “regola dell’arte” è da considerarsi un pre-requisito per la valutazione del rischio elettrico. In altri termini, la verifica di conformità degli impianti è un’attività che deve essere svolta a monte della valutazione del rischio e che, se non dà luogo ad un riscontro positivo, determina già una condizione di rischio inaccettabile.
Il datore di lavoro che intende garantire la conformità degli impianti dovrà:
a) accertarsi che gli impianti elettrici presenti nei locali siano installati nel rispetto delle specifiche disposizioni legislative e regolamentari applicabili, in particolare, che gli impianti elettrici siano progettati ed installati a regola d’arte, verificando, se non già fatto, la documentazione di progetto e le dichiarazioni di conformità rilasciate dagli installatori o facendo periziare l’impianto richiedendo il rilascio della dichiarazione di rispondenza (DIRI) ai sensi del D.M. 37/08;
b) accertarsi che i fabbricati risultino protetti dalle scariche atmosferiche (art. 84 del D.Lgs. 81/08), come da verifica tecnica effettuata, ovvero dotati di idonei sistemi di protezione contro le scariche atmosferiche in conformità alle norme tecniche, in particolare norma CEI EN 62305-2;
c) assoggettare gli impianti a regolare manutenzione e verifica in base ad un programma di controlli predisposto tenendo conto delle disposizioni legislative vigenti, delle indicazioni contenute nei manuali d'uso e manutenzione delle apparecchiature ricadenti nelle direttive specifiche di prodotto e di quelle indicate nelle pertinenti norme tecniche (ad es. guida CEI 0-10), comprovando con idonee registrazioni l’effettuazione di tale attività di manutenzione;
d) assoggettare gli impianti alle previste verifiche periodiche di cui al D.P.R. 462/01 (attività documentata per mezzo dei verbali rilasciati dal soggetto verificatore).
Sulla base delle precedenti considerazioni, la valutazione del rischio elettrico dovrà concentrarsi sui rischi residui, ovvero sui rischi non già prevenuti o protetti da una progettazione e realizzazione a regola d’arte, ed in particolare dai rischi connessi:

  • ad una non idonea manutenzione e verifica degli apparecchi ed impianti elettrici;

  • ad una carente informazione dei lavoratori sui rischi di natura elettrica;

  • ad una insufficiente formazione sul corretto utilizzo degli apparecchi ed impianti elettrici.


La dichiarazione di conformità degli impianti elettrici
Al termine dei lavori, previa effettuazione delle verifiche previste dalla normativa vigente, comprese quelle di funzionalità dell'impianto, l'impresa installatrice rilascia al committente la dichiarazione di conformità degli impianti realizzati nel rispetto delle norme di cui all'articolo 6 del D.M. 37/2008. Di tale dichiarazione, resa sulla base del modello di cui all'allegato (pag. 1, pag. 2, pag. 3 e pag. 4), fanno parte integrante la relazione contenente la tipologia dei materiali impiegati, nonché il progetto di cui all'articolo 5 dello stesso decreto.
2. Nei casi in cui il progetto è redatto dal responsabile tecnico dell'impresa installatrice l'elaborato tecnico è costituito almeno dallo schema dell'impianto da realizzare, inteso come descrizione funzionale ed effettiva dell'opera da eseguire eventualmente integrato con la necessaria documentazione tecnica attestante le varianti introdotte in corso d'opera.
3. In caso di rifacimento parziale di impianti, il progetto, la dichiarazione di conformità e l'attestazione di collaudo ove previsto, si riferiscono alla sola parte degli impianti oggetto dell'opera di rifacimento, ma tengono conto della sicurezza e funzionalità dell'intero impianto. Nella dichiarazione di cui al comma 1 e nel progetto di cui all'articolo 5, è espressamente indicata la compatibilità tecnica con le condizioni preesistenti dell'impianto.
4. La dichiarazione di conformità è rilasciata anche dai responsabili degli uffici tecnici interni delle imprese non installatrici di cui all'articolo 3, comma 3, secondo il modello di cui all'allegato II del presente decreto.
5. Il contenuto dei modelli di cui agli allegati I e II può essere modificato o integrato con decreto ministeriale per esigenze di aggiornamento di natura tecnica.
6. Nel caso in cui la dichiarazione di conformità prevista dal presente articolo, salvo quanto previsto all'articolo 15, non sia stata prodotta o non sia più reperibile, tale atto è sostituito - per gli impianti eseguiti prima dell'entrata in vigore del presente decreto - da una
dichiarazione di rispondenza, resa da un professionista iscritto all'albo professionale per le specifiche competenze tecniche richieste, che ha esercitato la professione, per almeno cinque anni, nel settore impiantistico a cui si riferisce la dichiarazione, sotto personale responsabilità, in esito a sopralluogo ed accertamenti, ovvero, per gli impianti non ricadenti nel campo di applicazione dell'articolo 5, comma 2, da un soggetto che ricopre, da almeno 5 anni, il ruolo di responsabile tecnico di un'impresa abilitata di cui all'articolo 3, operante nel settore impiantistico a cui si riferisce la dichiarazione.

Protezione contro le scariche atmosferiche
Devono essere protetti contro le scariche atmosferiche con mezzi idonei
1) le aziende nelle quali si producono, si sviluppano o si detengono prodotti infiammabili o esplodenti;
2) gli edifici che per dimensioni, ubicazione ed altre ragioni presentano, in caso di incendio, gravi pericoli per l'incolumità dei lavoratori;
3) i depositi e le industrie che sono soggette, ai fini della prevenzione incendi, al controllo dei Vigili del Fuoco;
4) i camini industriali, che in relazione all'ubicazione e all'attrezzatura possano costituire pericolo;
5) le strutture metalliche degli edifici e delle opere provvisionali, i recipienti e gli apparecchi metallici di notevoli dimensioni, situati all'aperto devono essere collegati a terra in modo da garantire la dispersione delle scariche atmosferiche.
Per le aziende e le lavorazioni indicate nei punti 1), 2), 3), soggette al controllo dei Vigili del Fuoco e definite dalle tabelle del D.P.R. 26/5/59 n. 689 e successive modificazioni è obbligatoria la denuncia secondo il mod. A.
Per le strutture indicate nei punti 4) e 5) invece, è richiesta la protezione dalle scariche atmosferiche solo se sono di grandi dimensioni. Tale verifica si effettua in base ai calcoli previsti dalle seguenti norme:
  • CEI 81-10: Protezione contro i fulmini”. Settembre 2008.

  • CEI 81-3: "Valori medi del numero dei fulmini a terra per anno e per kilometro quadrato dei Comuni d'Italia, in ordine alfabetico." Maggio 1999.

Se in base a tali calcoli le strutture risultano autoprotette significa che non sono di grandi dimensioni e quindi non necessitano di protezione contro le scariche atmosferiche.
Prima della messa in servizio degli impianti di collegamento a terra il datore di lavoro fa effettuare una prima verifica da personale specializzato.
Entro 30 giorni dalla messa in servizio, il datore di lavoro denuncia l'impianto all'ISPESL che dovrebbe effettuare la prima verifica entro due anni.
Le successive verifiche devono essere richieste all’ASL o ad altro Organismo abilitato dal Ministero competente, con data non antecedente a 2 anni o in alternativa lettera d’accettazione d’incarico di organismo abilitato con data nell’anno solare.

Manutenzione degli impianti elettrici
Premesso che le operazioni di manutenzione devono essere eseguite secondo i programmi stabiliti da personale interno o esterno, ma comunque qualificato, questo deve essere dotato di tutta l’attrezzatura di verifica e di controllo necessaria, nonché di quella parte di materiali rientranti nella manutenzione programmata in modo temporale.
Per quanto riguarda il sistema di gestione e regolazione dell’impianto meccanico, le manutenzioni e comunque la gestione dei guasti e anomalie saranno rilevate e al relativo guasto corrisponderà un modo definito di intervento, previsto direttamente dal programma di gestione.
Durante le operazioni di manutenzione indipendente al loro livello di complessità, gli operatori avranno l’obbligo di mantenere gli impianti nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

Verifica periodica degli impianti
Il Datore di Lavoro ha l’obbligo di richiedere le verifiche periodiche, con frequenza dipendente dalla tipologia di impianto, allo scopo di verificare il buon risultato della regolare manutenzione.
L’obbligo è applicato a tutte le attività produttive in cui esista almeno un lavoratore subordinato.

Accertamenti in fase di verifica periodica

Verifica di impianto di messa a terra
Le operazioni da svolgere consistono nella verifica:
  • del dispersore di terra

  • del coordinamento delle protezioni

  • dello stato dei conduttori di protezione.

Le operazioni sono svolte nel rispetto rigoroso delle Norme CEI applicabili caso per caso.

Verifica di impianto di protezione da scariche atmosferiche
L
ʹeffettuazione della verifica avviene sempre nel rispetto delle norme CEI ed è effettuata, per sommi capi, a mezzo di:
  • verifica e prova strumentale del dispersore di terra

  • verifica e prova strumentale dei captatori e delle calate

  • verifica e prova strumentale dei conduttori di protezione.

Per la sua natura e per la forte correlazione con lʹimpianto di terra, lʹimpianto di protezione dalle scariche atmosferiche viene verificato contestualmente agli impianti di terra, avendo essi molti punti in comune e la medesima periodicità.

Verifica di impianto in luoghi con pericolo d'esplosione
Le operazioni da svolgere consistono nella verifica dello stato dell
ʹimpianto e, in particolare, di:
  • conduttori di alimentazione

  • scatole di derivazione/connessioni

  • apparecchiature elettriche (interruttori, valvole, derivazioni a spina)

  • motori elettrici

  • apparecchiature di illuminazione elettrica

  • protezioni contro le scariche elettrostatiche.


Periodicità delle verifiche
Gli impianti di terra e i dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche devono essere verificati ogni due anni:
  • nei locali ad uso medico: ospedali, case di cura, ambulatori, studi medici, ecc.

  • nei cantieri

  • nei luoghi a maggior rischio in caso dʹincendio: attività soggette al Certificato di Prevenzione Incendi (CPI)

blog comments powered by Disqus