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Lavoro e salute: un rapporto complesso

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Un secolo di studi ha dimostrato che il lavoro può avere sulla salute conseguenze sia negative che positive.
Le conseguenze negative sono infortuni, malattie da lavoro, riduzione della speranza di vita.
Il lavoro “sano”, tuttavia, è un importante fattore di promozione della salute.
La Medicina del Lavoro si è evoluta ed ampliata e può oggi essere indicata come “scienza della salute nei luoghi di lavoro”.
Le sue finalità sono:
  • ridurre le possibili conseguenze negative del lavoro sulla salute;
    • promuovere la salute della popolazione per mezzo di una sana e lunga vita lavorativa;
    • migliorare la produttività del lavoro attraverso il miglioramento della salute.
Le conseguenze negative
  • Infortuni da lavoro in Italia: circa 800.000 all’anno, di cui circa 1.050 mortali (INAIL)
    • Malattie da lavoro in Italia: circa 34.000 segnalazioni all’anno
Stime:
  • il costo per la comunità nazionale degli infortuni da lavoro sarebbe pari a 2-3 punti di Prodotto Interno Lordo (PIL)
    • il numero dei morti per malattie collegate al lavoro sarebbe 8 volte superiore a quello degli infortuni mortali.
Tassi di infortunio sul lavoro (2006) - Casi con 4 o più giorni di assenza dal lavoro, per 100.000 lavoratori
  • Spagna 5.533
    • Portogallo 4.183
    • Francia 4.022
    • 
    EU15 3.013
    Italia 2.812
    • Irlanda 1.289
    • Regno Unito 1.135
    • Svezia 1.088
Tassi di infortunio mortale sul lavoro (2006 - Eurostat) - Esclusi tutti i casi classificabili come incidenti stradali, per 100.000 lavoratori
  • Portogallo 5,2
    • Austria 4,2
    • Grecia 3,8
    Italia 2,9
    • 
    EU15 2,5
    • Finlandia 1,5
    • Svezia 1,5
    • Regno Unito 1,3
Il 35% dei lavoratori europei ritiene che il proprio lavoro sia dannoso per la salute (Italia 40%). I disturbi più frequentemente lamentati sono:
  • mal di schiena 24,7 %
    • dolori muscolari 22,8 %
    • affaticamento 22,6 %
    • stress 22,3 %
    • mal di testa 15,5 %
    • irritabilità 10,5 %.
Malattie professionali riconosciute su 100.000 lavoratori assicurati, ogni anno,vengono riconosciute:
  • 29 malattie professionali in Italia
    • 40 malattie professionali in Germania
    • 86 malattie professionali in Danimarca
    • 109 malattie professionali in Francia
    • 113 malattie professionali in Spagna
    • 128 malattie professionali in Svizzera
    • 143 malattie professionali in Belgio.
Nella tabella seguente è riportato il rischio in funzione della condizione lavorativa.

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Si può facilmente notare come il rischio è quasi cinque volte superiore nel caso di una persona che lavora saltuariamente rispetto ad una occupata stabilmente.
Le conseguenze positive
È da tempo noto l’effetto “lavoratore sano” per cui lo stato di salute di una popolazione di lavoratori è in genere migliore di quello di chi non lavora: oggi sappiamo che non si tratta solo di una selezione.
Non sono noti con certezza i fattori collegati al lavoro che determinano un miglioramento dello stato di salute.
Migliorare la produttività del lavoro attraverso la promozione della salute (work-ability)
Alcuni dati sull’Unione Europea
La nazione più anziana: l’età media salirà dagli attuali 38 anni a oltre 52 nel 2050.
Nello stesso periodo il rapporto lavoratori attivi/in pensione scenderà da 4:1 a 2:1.
L’OCSE stima che solo il 39% degli europei tra i 55 e i 64 anni lavori.
Secondo la Commissione Europea la popolazione in età lavorativa scenderà di 48 milioni tra il 2010 e il 2050 (gli anziani saliranno di 78 milioni).
L’Unione Europea è anche la nazione che vanta la popolazione con il livello di istruzione più elevato nel mondo (e quindi anche la forza lavoro più istruita).
La formazione di un lavoratore europeo ha costi molto elevati rispetto alle economie emergenti e quindi il suo “costo di sostituzione” è un onere sociale enorme
Promuovere la “work-ability” ovvero la capacità di essere produttivi nell’attività lavorativa è un fondamentale interesse delle società più anziane (Europa, Giappone) per rimanere competitivi nel mercato globale.

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