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Rischio elettrico - Terza parte

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In questa parte analizzeremo un metodo per ridurre il rischio. Ricordiamo, innanzitutto, che un rischio può essere qualche volta eliminato, soluzione ottimale ma molto rara, e sempre ridotto.
Cercheremo, inoltre, di fornire una semplice definizione per il cosiddetto rischio accettabile.

Il metodo che sarà analizzato qui di seguito è tratto da “Analisi Operativa del Rischio” di Andrea Abate Ed. CEI (I Edizione 1995). Questo metodo prevede quattro fasi:

  1. Individuare il livello del rischio

  2. Individuare il tipo di barriere da utilizzare

  3. Dimensionare le barriere per le sollecitazioni cui devono essere sottoposte

  4. Calcolare il livello di rischio residuo dopo avere applicato le barriere.

Per meglio comprendere il percorso logico si riporta qui di seguito un facile esempio.

Rischio di caduta dall’alto durante la fase di montaggio, smontaggio e/o trasformazione di un opera provvisionale
Trattasi di un ponteggio di facciata avente altezza pari a circa 10 m al quale dovranno essere addetti al montaggio (ugualmente se trattasi di smontaggio e/o trasformazione) operatori qualificati ai sensi della normativa vigente. Sulla base di quanto riportato nella
prima e nella seconda parte si può affermare:

R32 = P4 x C2 x D4

nel dettaglio
P4 perchè il pericolo di cadere dall’alto è sempre presente
C2 perchè il contatto dell’operatore con il pericolo di cadere è talvolta presente (solo quando è in prossimità del ciglio)
D4 perchè il danno conseguente alla caduta è gravissimo.
La scelta di C2 è stata preferita a C3 sulla base di considerazioni puramente statistiche ricavate dal tempo effettivamente trascorso dall’operatore in prossimità del ciglio rispetto al tempo totale.
Che tipo di barriere è possibile utilizzare?
Non è possibile ridurre il pericolo in quanto l’opera provvisionale ha come scopo principale quello di permettere l’esecuzione di lavori in quota,
ne tantomeno impedire il contatto dell’operatore con il pericolo. Non resta, quindi, che intervenire sulle conseguenze della caduta (barriera di riduzione della dose): dotare l’operatore di DPI anticaduta.
A questo punto è necessario analizzare il grado della barriera. Nella realtà quale è il comportamento del DPI anticaduta: impedirà la caduta?
Certamente no! E’ in grado di limitarne le conseguenze che però saranno sempre presenti e classificate come trascurabili. Da questa semplice osservazione si deduce che il grado della barriera è BD3. Che fine ha fatto il rischio? Da quanto appena detto si ottiene:


R8 = P4 x C2 x D1.


Rischio di caduta dall’alto durante l’utilizzo di un ponteggio realizzato in conformità alla normativa vigente
Trattasi di un ponteggio di facciata avente altezza pari a circa 10 m e provvisto di protezioni conformi alla normativa vigente (parapetto, corrente e tavola fermapiede) su tutti i lati prospicienti il vuoto. Sulla base di quanto riportato nella
prima e nella seconda parte si può affermare:


R0 = P4 x C0 x D4.

La presenza dei parapetti costituisce una barriera di inaccessibilità di grado due (BC2) che annulla (elimina) il fattore di contatto C.
Le barriere ovviamente tengono conto di un comportamento ordinario da parte dell’uomo e non prevedono quelli straordinari (ad. es. scavalcamento del parapetto per esecuzione di lavori particolari).
In ultimo va sottolineato che solitamente l’analisi del rischio riporta la semplice formula:

R = f x D

dove f rappresenta il prodotto della probabilità per il fattore di contatto e tale prodotto è meglio conosciuto come fattore di contemporaneità. L’analisi operativa del rischio, riportata in queste pagine, costituisce però un approccio migliore che permette di distinguere situazioni molto diverse tra loro (ad es. un evento incidentale con una bassa probabilità ma con una costante presenza dell’uomo).

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