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Fibre artificiali vetrose (FAV) - Seconda parte

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Le indicazioni, riportate nelle Linee guida della Regione Lombardia, fanno riferimento a situazioni di manufatti già in opera alla data di approvazione delle presenti linee guida e pertanto non trovano applicazione nel caso di manufatti installati successivamente alla stessa.
Per indirizzare le modalità operative durante le operazioni di bonifica dei manufatti in posa contenenti FAV che tengano conto delle caratteristiche tossicologiche delle sostanze chimiche e delle evidenze scientifiche, gli indicatori da utilizzare fanno riferimento a quelli già utilizzati per classificazione ed etichettatura armonizzata,
Gli indicatori da utilizzarsi sono pertanto:
  • il contenuto in ossidi alcalini/alcalino-terrosi;
  • il diametro geometrico medio ponderato rispetto alla lunghezza, meno due errori standard.
Si definisce il seguente processo decisionale.

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Figura 1

L’impresa che effettua la bonifica dei manufatti in posa adotterà le misure operative, di cui ai punti seguenti, sulla base delle certificazioni analitiche delle fibre contenute nel manufatto oggetto di bonifica e rilasciati da laboratori accreditati.
In alternativa alla certificazione analitica, l’impresa che effettua la bonifica potrà attestare ai fini della tutela della salute, la biosolubilità o la non pericolosità delle fibre contenute nel manufatto in posa ed oggetto di bonifica, anche sulla base di certificazioni di prodotto rilasciate da enti di certificazione, quali ad esempio EUCEB e RAL. Tali certificazioni possono essere richieste al produttore o alla società che commercia il prodotto in Italia.
La documentazione, relativa alle certificazioni, dovrà essere conservata in sede di cantiere ed esibita all’organo di vigilanza in caso di controlli.
Come si può notare dalla figura 1 si possono distinguere tre casi, per i quali la Linea Guida della Regione Lombardia indica le corrette procedure di bonifica (rimozione).


Caso 1 (Fibre non cancerogene)
Le FAV in questione non sono da ritenersi cancerogene in quanto non respirabili.
La rimozione dovrà avvenire secondo un’analisi del rischio specifica ed elaborata dall’impresa che effettua la bonifica, la quale adotterà le procedure più adeguate per la sicurezza dei lavoratori e della popolazione. Tale valutazione del rischio dovrà fare riferimento al fatto che l’esperienza, acquisita in tema di bonifiche di fibre, ha rilevato che queste determinano comunque effetti irritativi, temporanei e localizzati, dovuti ad un effetto meccanico della fibra sulla cute esposta.
Si consiglia, pertanto, l’adozione dei seguenti DPI:

  • tuta monouso
  • guanti in pelle fiore bovino
  • occhiali di sicurezza (se il lavoro è eseguito sottotesta o in ambienti angusti e/o scarsamente ventilati)
  • semimaschera facciale monouso filtro P2-polveri (se il lavoro è eseguito sottotesta o in ambienti angusti e/o scarsamente ventilati).
Per quanto attiene la protezione dei terzi si consiglia di:
  • delimitare l’area interessata dagli interventi di bonifica (rimozione)
  • affiggere l’opportuna cartellonistica di sicurezza (divieto di accesso alle persone non autorizzate, ecc.).
Si consiglia, infine, di fare affiggere all’interno della zona di lavoro il divieto di mangiare, bere e fumare durante il lavoro e di istruire il personale operante sulla necessita di farsi la doccia al termine del turno di lavoro.

Il
rifiuto prodotto dalle attività di bonifica precedentemente descritte avrà codice:
17 06 04 – materiali isolanti diversi da quelli di cui alle voci 17 06 01* e 17 06 03*

Caso 2 (Fibre cancerogene categoria 2 R49)
Le FAV in questione sono da considerarsi cancerogene.
Dall’analisi delle esperienze e dei casi più frequenti, che considerano l’ubicazione e lo stato in cui si presenta il manufatto da rimuovere, si indicano le seguenti modalità di rimozione.
Si precisa che tali modalità non sono da ritenersi esaustive di tutte le situazioni riscontrabili.

a) Misure operative da adottare durante le operazioni di bonifica di manufatti contenenti FAV presenti all’interno di immobili sotto forma di materassino allo stato libero in opera nei controsoffitti, nelle pareti divisorie e nei sottotetti.
Caratteristiche area cantiere di bonifica:
  • Confinamento statico (1 telo a parete e 1 telo a pavimento)
    • Confinamento dinamico (la depressione da garantire dovrà essere compresa tra 3 e 4 ricambi/ora)
    • Unità Decontaminazione Personale a 4 stadi
Caratteristiche dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) degli addetti:
  • Elettrorespiratore filtro P3
    • Tuta e calzari monouso
    • Guanti in gomma con protezione antitaglio
Modalità operative di rimozione:
  • Asportazione ad umido mediante nebulizzazione e utilizzo di attrezzature manuali
Programma monitoraggi ambientali in MOCF con metodica descritta al capitolo 5
  • Monitoraggio di fondo
  • Monitoraggio giornaliero durante la bonifica interno area
    • Monitoraggio giornaliero spogliatoio pulito
    • Monitoraggio al termine delle operazioni di bonifica interno area in SEM
Smaltimento rifiuti prodotti
  • Il materiale rimosso deve essere adeguatamente imballato

b) Misure operative da adottare durante le operazioni di bonifica di manufatti contenenti FAV presenti all’interno e/o all’esterno degli immobili come rivestimento, ad esempio, di tubazioni e/o canalizzazioni di aerazione
Le casistiche più comunemente riscontrabili afferiscono alle seguenti tipologie per le quali sono indicate le seguenti metodiche:


Tubazioni e/o canalizzazioni aventi diametro inferiore a 30 cm

Quando trattasi di brevi tratti di tubazione, è da prevedere la bonifica in sede mediante tecnica del
glove-bags.
Nella zona oggetto dell’intervento dovrà essere predisposto un telo a pavimento. Nel caso in cui si dovesse dismettere la tubazione nelle immediate vicinanze delle operazioni dovrà essere collocato un aspiratore, adatto anche ad asportare i fumi di taglio del tubo.
Si dovrà predisporre, inoltre, un’adeguata struttura per la corretta decontaminazione del personale.
Durante le operazioni, dovranno essere effettuati dei campionamenti personali.
Quando la tubazione da bonificare si estende per lunghi tratti può essere utilizzata la tecnica del
glove-bags per consentire il sezionamento della tubazione che potrà essere successivamente bonificata in area di cantiere avente le caratteristiche dell’area confinata già sopra descritta.
Quando la tubazione da bonificare si estende per lunghi tratti o la conformazione non consente l’utilizzo del
glove- bags, si dovrà provvedere al confinamento dell’area già sopra descritta.
Durante i lavori, dovranno essere utilizzati i seguenti Dispositivi di Protezione Individuale (DPI):
  • elettrorespiratore filtro P3
  • tuta e calzari monouso
  • guanti in gomma con protezione antitaglio.

Tubazioni e/o canalizzazioni da dismettere o da lasciare in sede aventi diametro superiore a 30 cm
Ove possibile, si opererà in area confinata staticamente e dinamicamente sopra descritta.
Nei casi in cui il confinamento statico e dinamico dell’area non risulti realizzabile, per dimensione o ubicazione delle tubazioni/canalizzazioni, si dovrà procedere comunque ad una delimitazione/interdizione dell’area al fine di limitare il rischio di esposizione di soggetti terzi. I locali circostanti la zona operativa dovranno essere evacuati fino al termine dei lavori.
Dovranno essere garantite le seguenti modalità operative:
  • incapsulamento (con incapsulante di tipo D), rimozione con attrezzi manuali e nell’area delimitata
  • immediato insaccamento del materiale rimosso
  • allestimento di una Unità di Decontaminazione Personale a 4 stadi.

Durante i lavori, dovranno essere utilizzati i seguenti Dispositivi di Protezione Individuale (DPI):
  • elettrorespiratore filtro P3
  • tuta e calzari monouso
  • guanti in gomma con protezione antitaglio.

  • Gli operatori addetti dovranno essere monitorati mediante campionamenti personali.
Nei casi precedentemente descritti il materiale rimosso deve essere immediatamente ed adeguatamente imballato.

c) Altre casistiche non rientranti nelle precedenti tipologie
Per la bonifica di manufatti contenenti FAV, comprendenti anche le FCR, non rientrati nelle casistiche precedentemente descritte, si riprende quanto già previsto per la bonifica di manufatti contenenti amianto in matrice friabile facendo riferimento al D.M. 06/09/94 “Normative e metodologie tecniche di applicazione dell'art. 6, comma 3, e dell'art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione dell'impiego dell'amianto” e alle “Linee guida per la gestione del rischio amianto” approvate con d.g.r n. VIII/6777 del 12 marzo 2008.
In tali casistiche, le operazioni di bonifica non comportano l’obbligo da parte dell’impresa esecutrice della presentazione alla ASL, territorialmente competente per il luogo della bonifica, del piano di lavoro (art. 256 D.Lvo 81/08); tuttavia l’impresa è tenuta ad effettuare la valutazione del rischio, secondo gli obblighi normativi o il Piano Operativo di Sicurezza (POS) in caso operi in un cantiere temporaneo mobile come definito ai sensi del Titolo IV del D.Lgs 81/08.
I lavoratori addetti alla bonifica dovranno essere adeguatamente informati e formati sui rischi derivanti dall’esposizione a fibre ceramiche refrattarie e sulle modalità di utilizzazione dei dispositivi di protezione individuale nonché sulle tecniche di predisposizione del cantiere di bonifica (confinamento statico-dinamico).
Gli operatori dovranno essere sottoposti a sorveglianza sanitaria secondo quanto previsto dalla normativa vigente.
Il rifiuto prodotto dalle attività di bonifica/manutenzione dei manufatti contenenti FAV con tenore ossidi alcalino/alcalino terrosi < 18 % e diametro minore di 6μ deve essere trattato come
rifiuto pericoloso a cui sarà attribuito il codice CER 17 06/03* (altri materiali isolanti contenenti o costituiti da sostanze pericolose) in quanto tali fibre sono classificate cancerogene.
Al termine delle operazioni di bonifica dei manufatti contenenti FAV con tenore ossidi alcalino/alcalino terrosi < 18 % e diametro minore di 6 μm deve essere verificata la restituibilità degli ambienti bonificati a seguito di campionamento ambientale ed analisi del campione con SEM-EDS.
I criteri per la scelta del numero di campioni da effettuare e della posizione dove localizzare i campionatori sono i medesimi di quelli descritti per le procedure di restituibilità degli ambienti bonificati da amianto di cui al DM 6/9/94.
In analogia a quanto fissato per l’amianto il valore di riferimento per giudicare un’area bonificata come restituibile (“esente da fibre”) è di 2 ff/l. Nel caso di più campionamenti all’interno della stessa area è possibile calcolare la media dei valori misurati nei diversi punti purché tutti i risultati siano inferiori a 3 ff/l.


Caso 3 (Fibre cancerogene categoria 3 R40)
In questo caso le FAV non sono da considerarsi cancerogene.
Si consiglia di operare come nel Caso 1
Riguardo alle modalità operative di rimozione è consigliata l’asportazione ad umido mediante nebulizzazione e utilizzo di attrezzature manuali per minimizzare il rilascio di fibre nell’ambiente.

Il rifiuto prodotto dalle attività di bonifica precedentemente descritte avrà codice:
  • 17 06 04 – materiali isolanti diversi da quelli di cui alle voci 17 06 01* e 17 06 03*.

Per consultare Fibre artificiali vetrose - Prima parte clicca qui.

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