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Valutazione rischio chimico

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La valutazione del rischio chimico deve essere effettuata secondo i criteri dell’art.223 del D.Lgs. 81/08. Il legislatore fornisce indicazioni circa gli strumenti che possono essere utilizzati per effettuare la valutazione del rischio chimico. E’ infatti possibile utilizzare stime “grossolane” di rischio, modelli di calcolo o misurazioni ambientali e/o personali. Le stime qualitative sono possibili nelle situazioni ben definite sia come livelli di rischio che come caratteristiche del rischio. I modelli di calcolo sono da utilizzarsi nei casi in cui non sono noti a priori i livelli di rischio e servono quindi a quantificarli. Le misure degli inquinanti invece possono essere utilizzate per verificare il superamento dei valori limite, per verificare l’efficacia delle misure di prevenzione e protezione messe in atto o per approfondire l’analisi del rischio di situazioni rimaste nell’incertezza.

La valutazione del rischio chimico deve essere effettuata preliminarmente all’inizio dell’attività in cui vi è eventuale presenza di agenti chimici pericolosi per la salute e per la sicurezza ed ha inizio con il censimento di tutte le sostanze e preparati presenti nel ciclo lavorativo. Il documento di valutazione del rischio contiene le seguenti informazioni (art. 223 D.Lgs. n. 81 del 9 aprile 2008):

  • analisi del processo lavorativo e classificazione delle mansioni;

  • identificazione degli agenti chimici pericolosi;

  • proprietà pericolose degli agenti chimici identificati;

  • le informazioni sulla salute e sicurezza comunicate dal produttore o dal fornitore tramite la relativa scheda di sicurezza predisposta ai sensi dei decreti legislativi 3 febbraio 1997, n. 52 e 16 luglio 1998, n. 285 e successive modifiche oppure, in alternativa, le informazioni ricavate dalla letteratura scientifica;

  • il livello, il tipo e la durata dell’esposizione;

  • le circostanze in cui viene svolto il lavoro in presenza di tali agenti, compresa la quantità degli stessi;

  • i valori limite di esposizione professionale o i valori limite biologici;

  • gli effetti delle misure preventive e protettive adottate o da adottare;

  • le eventuali azioni di sorveglianza sanitaria già intraprese;

  • la definizione del livello di rischio per ogni sostanza “irrilevante per la salute e basso per la sicurezza” o meno secondo l’art. 224 del Nuovo Testo unico D.L.gs. n. 81 del 9 aprile 2008 (che nel D.Lgs. 626/1994 veniva definito con il termine “moderato” ) anche attraverso l’utilizzo di modelli e/o algoritmi.

La valutazione dei rischi per la salute segue il modello universale della curva dose-risposta (fig. 1). Su questa curva possono essere stabiliti 2 livelli di soglia: il valore limite ed il livello di azione. Il primo indica il livello di esposizione che non deve essere superato; il secondo il livello a cui scatta l’obbligo di adottare misure di prevenzione specifiche (sorveglianza sanitaria, formazione, DPI, sistemi di prevenzione collettiva, ecc.), si tratta cioè di un livello a cui il lavoratore può essere esposto a condizione che vengano adottate le misure preventive.
Generalmente al di sopra del valore limite la maggior parte dei lavoratori corre il rischio di ammalarsi, mentre tra il livello di azione ed il valore limite verosimilmente si possono ammalare solo i soggetti ipersuscettibili. Al di sotto del livello di azione, infine, l’esposizione è talmente bassa che nessun lavoratore (nemmeno un ipersuscettibile) può ragionevolmente ammalarsi.
Nel caso del rischio chimico, il valore limite corrisponde ai valori limite ponderati (VLP) per le singole sostanze, indicati dalle norme di legge o, in assenza di norme, dagli organismi scientifici, mentre il livello di azione corrisponde ad un livello genericamente definito moderato dal D.Lgs. 626/1994 o irrilevante per la salute dal Testo Unico D.Lgs. n. 81 del 9 aprile 2008.
In ogni caso:
    2. non è ammissibile classificare una lavorazione al di sotto del livello di azione per effetto dell’abbattimento dell’esposizione ottenuto adottando le misure specifiche.
    In base a criteri, metodi e finalità della valutazione distinguiamo tre situazioni molto diverse (fig. 2).
    A)
    Valutazione preliminare del rischio. Costituisce il primo approccio ad una situazione in cui sono presenti agenti chimici pericolosi. Si basa su dati informativi (documentali e di osservazione) come le schede di sicurezza delle sostanze o preparati usati, i quantitativi, i tempi di esposizione, le caratteristiche del lavoro, ecc. In base all’esito della valutazione preliminare si può procedere ad una valutazione approfondita ovvero si può concludere che non è necessario procedere ulteriormente. In questo ultimo caso presumibilmente, dalle informazioni preliminari è stato possibile concludere che l’esposizione è inequivocabilmente al di sotto del livello di azione (rischio irrilevante).
    B) Valutazione approfondita del rischio. In tutti i casi in cui la valutazione preliminare non consente di giungere ad una definizione di rischio certa, si rende necessario una valutazione più approfondita qualitativa e quantitativa che prevede l’utilizzo di algoritmi o misure ambientali. In questo caso in base all’esito della valutazione si può concludere sia che l’esposizione sia sopra il livello di azione, sia che sia al di sotto (rischio irrilevante).
    C)
    Verifica del rispetto del valore limite di esposizione. Prevede obbligatoriamente il ricorso a misure ambientali e si riferisce a tutte quelle situazioni che non solo superano il livello di azione, ma che potrebbero superare anche il valore limite. Quindi le misure ambientali non sono sempre necessarie, ma solo quando non vi è altro modo di verificare il rispetto del valore limite di esposizione.
    Se analizziamo poi le azioni che devono essere intraprese in caso di superamento del VLP, vediamo che esse devono essere tutte estremamente tempestive.
    Quindi il monitoraggio ambientale non può essere sporadico, il riscontro di un eventuale superamento del VLP non può essere occasionale, ma occorre stabilire una funzione di probabilità dl (superamento del VLP in base alla quale pianificare anche la frequenza dei controlli (rappresentatività spazio temporale del dato secondo la norma UNI 689).


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    Fig. 1 – Modello di valutazione dei rischi per la salute: misure da attuare

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    Fig. 2 – Modello di valutazione dei rischi per la salute: metodi di valutazione


    Nella prossima parte saranno analizzati gli algoritmi più utilizzati per una corretta valutazione del rischio.

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