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Formazione: tradurre conoscenza in comportamenti

Viversicura
Tradurre le conoscenze in comportamenti in ambito formativo questo è l’argomento trattato dalla dott.ssa Anna Galiazzo nell’ambito della Campagna straordinaria di formazione per la diffusione della cultura della salute e della sicurezza - Art. 11. comma 7 - D.Lgs. 81/08 - DGR n.277 del 08/02/2010 della Regione Veneto.
Formazione significa intervenire in maniera finalizzata ed organizzata sulla cultura professionale di individui e gruppi, attraverso la metodologia dell’apprendimento consapevole.
La cultura professionale di una persona è costituita da un patrimonio di informazioni, conoscenze tecniche, metodologie e un patrimonio di valori professionali credenze, atteggiamenti e norme implicite (
background).
La dott.ssa Galiazzo introduce, poi, il termine andragogia per distinguere l’apprendimento degli adulti da quello delle età precedenti. Sono, infatti, presenti alcune differenze nell’apprendimento dell’adulto che sono:
  • il concetto di se: nel bambino dipende dagli altri, tende ad identificare se stesso secondo definizioni esterne; l’adulto ha un concetto di sé come essere autonomo, ed esige il rispetto della sua autonomia anche nel contesto formativo.
    l’esperienza: l’adulto identifica se stesso attraverso l’esperienza, se non viene attribuita l’importanza alla sua esperienza percepisce un rifiuto come persona. In ambito formativo, il nuovo apprendimento deve essere integrato con il precedente.
  • la disponibilità ad apprendere: il bambino ha una disponibilità illimitata. Per l’adulto è mirata ad apprendere ciò di cui ha bisogno e che pensa di poter utilizzare facendo riferimento alla vita reale
  • l’orientamento all’apprendimento: il bambino è abituato ad un apprendimento per materie e la sua prospettiva è quella dell’utilizzo successivo.
Vediamo ora quali sono le differenze tra formazione, informazione ed addestramento.
  • formazione: processo educativo attraverso il quale trasferire ai lavoratori ed agli altri soggetti del sistema di prevenzione e protezione aziendale conoscenze e procedure utili all’acquisizione di competenze per lo svolgimento in sicurezza dei rispettivi compiti in azienda e alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi;
    informazione: complesso delle attività dirette a fornire conoscenze utili alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi in ambiente di lavoro;
  • addestramento: complesso delle attività dirette a fare apprendere ai lavoratori l'uso corretto di attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale, e le procedure di lavoro.
E’ necessario che gli obiettivi didattici siano S.M.A.R.T., ovvero:
  • specifici: devono riferirsi ad aspetti particolari che i partecipanti dovranno aver acquisito/maturato al termine dell’intervento formativo o della singola lezione.
    misurabili: la misurabilità è legata alla specificità. Gli elementi appresi vanno misurati, anche per poterne verificare l’effettivo apprendimento.
    azione: gli obiettivi sono proiettati all’azione, nel senso che saranno raggiunti se verranno attuate azioni concrete (es: lo studio permette l’apprendimento teorico; l’applicazione pratica consente l’acquisizione di capacità, ecc.)
    realizzabili: realizzabili con le risorse disponibili (umane, finanziarie, materiali, di tempo).
Bisogna, inoltre, considerare i seguenti aspetti relativi ai destinatari – partecipanti:
  • loro preparazione – competenza sul tema del corso
    • caratteristiche socio culturali (età, scolarità, anzianità,..)
    • atteggiamento verso la formazione
    • clima complessivo nel momento.
Tutto questo può tradursi in un semplice acronimo BBS, Behaviour-Based Safety, disciplina innovativa che applica i principi della scienza del comportamento alla sicurezza sul lavoro. È un metodo basato su presupposti completamente diversi dai sistemi usuali: non agisce su condizioni strutturali, organizzative o nozionistiche, ma su ciò che è la causa reale dell’incidente, e cioè il comportamento umano. Già ai primi del ‘900 si era consapevoli che più del 90% dei casi di infortunio erano dovuti a condotta sbagliata dei lavoratori. Oggi si può senz’altro affermare che:
  • circa il 96% degli infortuni è causato dall’uomo (disattenzione, non corretta o mancata applicazione delle procedure, procedure non corrette o mancanti, ecc.);
  • circa il 4% è causato dalle macchine.
Da questo si deduce che tutti o comunque la quasi totalità degli infortuni sono prevenibili.
La BBS, quindi, non agisce reprimendo i comportamenti insicuri, al contrario promuovendo i comportamenti di sicurezza. In questo modo il calo degli infortuni non è che un risultato del nuovo comportamento dei lavoratori, che non di rado si accompagna alla trasformazione positiva del clima aziendale e dei rapporti interpersonali nonché, a dispetto del paradigma troppo semplicistico ma diffuso “più rendimento = più infortuni”, all’aumento del rendimento.
Altro aspetto fondamentale del sistema è la necessità di dover focalizzare l’attenzione sulle azioni e non sugli attori:
  • nella sicurezza poco importa chi è stato ma è molto più importante cosa è successo e cosa si può fare per evitare che si verifichi di nuovo.
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