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Acconciatori e centri estetici - Prima parte

Beauty-Salon-Equipment
In Italia la distribuzione degli acconciatori è tra le più elevate fra i paesi dell’Unione Europea. In particolare risulta dai dati INAIL che alla categoria “barbieri, parrucchieri e simili” fanno capo circa 100.000 esercizi.
Il numero medio di addetti per ogni struttura non supera generalmente le poche unità tranne una piccola percentuale di esercizi.
Ai prodotti utilizzati per la cura dei capelli l’industria cosmetica dedica una numerosa serie di sostanze di varia natura; queste sono annoverate nell’Inventario Europeo degli Ingredienti Cosmetici che riporta più di 5000 sostanze chimiche di cui circa 1400 vegetali, 300 animali e 3300 sintetiche.
Nonostante la presenza di alcuni fattori di rischio operare in sicurezza nelle attività di acconciatore non è difficile: basta attenersi ad alcune istruzioni illustrate in questo opuscolo che aiutano a ridurre le possibilità che tali rischi causino danni alla salute degli operatori.
In funzione della prestazione richiesta dal cliente, l’attività può comprendere una o più delle seguenti fasi:
Lavaggio
È una delle operazioni più frequenti, che può collocarsi in momenti diversi del ciclo lavorativo, anche se generalmente viene eseguita nella fase iniziale. Durante il lavaggio gli operatori vengono in contatto con i componenti degli shampoo e dei prodotti usati in eventuali trattamenti precedenti (tintura, permanente, ecc.).
Taglio
È generalmente effettuato dopo il lavaggio sui capelli bagnati. In questa fase non vengono utilizzati prodotti dannosi da un punto di vista chimico.
Colorazione
In funzione della tonalità, intensità e delle eventuali sfumature di colore che si vogliono ottenere può comprendere diverse operazioni: decolorazione, tintura, colpi di sole e mèches.
I prodotti utilizzati in questa fase contengono un elevato numero di sostanze chimiche di diversa natura.
Trattamento permanente
Consiste in un vero e proprio processo chimico in grado di aumentare o eliminare l’ondulazione naturale dei capelli.
In questa fase vi è esposizione alle sostanze chimiche contenute nei liquidi riducenti e di fissaggio.
Messa in piega
Fornisce l’aspetto definitivo all’acconciatura. Si fa uso in questa fase di lozioni, creme, lacche e fissativi.
I prodotti utilizzati dai parrucchieri appartengono alla categoria dei cosmetici la cui produzione e vendita è regolamentata in Italia dalla legge 11 ottobre 1986 n. 713 e dagli aggiornamenti ad essa apportati nel corso degli anni.
Secondo l’articolo 1 di tale legge “si intendono per prodotti cosmetici le sostanze e le preparazioni, diverse dai medicinali, destinate ad essere applicate sulle superfici esterne del corpo umano (epidermide, sistema pilifero e capelli, unghie, labbra, organi genitali esterni) oppure sui denti e sulle mucose della bocca allo scopo, esclusivo o prevalente, di pulirli, profumarli, modificarne l’aspetto, correggere gli odori”.
Tali prodotti “devono essere fabbricati, manipolati, confezionati e venduti in modo tale da non causare danni alla salute umana se applicati nelle normali o ragionevolmente prevedibili condizioni d’uso”.
Ai fini della salvaguardia della salute, la stessa normativa prevede analiticamente negli allegati una serie di divieti, limitazioni e modalità di impiego relativi alle sostanze chimiche utilizzabili nella formulazione dei cosmetici.
Gli ingredienti
L’allegato I alla legge n. 713/86 suddivide i prodotti per il trattamento dei capelli in:
  • tinture per capelli e decoloranti;
  • prodotti per l’ondulazione, la stiratura e il fissaggio;
  • prodotti per la messa in piega;
  • prodotti per pulire i capelli (lozioni, polveri, shampoo);
  • prodotti per mantenere i capelli in forma (lozioni, creme, oli);
  • prodotti per l’acconciatura dei capelli (lozioni, lacche, brillantine).
Per ciascuna classe di prodotti vengono di seguito citate le principali sostanze, tra le svariate e numerose in essi contenute, che in particolari condizioni di impiego, legate prevalentemente all’utilizzazione professionale, possono determinare effetti patologici sull’uomo.
Tinture per capelli e decoloranti
In base alla durata dell’effetto le tinture per capelli si distinguono in permanenti, semipermanenti e temporanee.
Le tinture permanenti sono conosciute anche come tinture ad ossidazione e si ottengono mescolando in debite proporzioni due diverse preparazioni immediatamente prima dell’uso. Tra gli agenti potenzialmente pericolosi troviamo:
  • acqua ossigenata in soluzione (agente ossidante)
  • precursori del colore (sotto forma di gel, liquido o crema)
  • ammoniaca (agente alcalino).
Tra i precursori del colore si possono citare:
  • para-fenilendiammina
  • para-toluendiammina
  • para-amminofenolo
  • resorcinolo
  • pirogallolo
  • idrochinone.
Le tinture semipermanenti sono dette anche tinture a colorazione diretta in quanto non implicano la fase di ossidazione. Non contengono pertanto ammoniaca né acqua ossigenata ma solo coloranti appartenenti a varie classi chimiche tra cui azoici, antrachinoni, indofenoli. Anche le tinture a base di sostanze vegetali, generalmente innocue, possono contenere componenti ( per esempio hennè ) in grado di causare problemi di natura allergica in soggetti predisposti.
Le tinture temporanee, che scompaiono al primo lavaggio, non meritano una trattazione particolare in quanto utilizzate raramente in ambito professionale.
Infine si ritiene utile citare le tinture metalliche sebbene il loro utilizzo sia oggi estremamente limitato in ambito professionale. Queste ultime si usano prevalentemente per conferire ai capelli bianchi una colorazione “progressiva” tramite frequenti applicazioni: tra i componenti va sottolineata la possibile presenza di acetato di piombo, sostanza di elevata pericolosità per le donne in gravidanza per i possibili effetti dannosi sul feto.
Come per la tintura, la decolorazione richiede la miscelazione di più prodotti al momento dell’applicazione: anche in questo caso sono presenti sostanze potenzialmente pericolose, quali agenti ossidanti (generalmente acqua ossigenata, sali come persolfato di sodio, di potassio o di ammonio, ecc.) e sostanze acide e basiche utilizzate come coadiuvanti (ammoniaca, ecc.).
Prodotti per l’ondulazione, la stiratura e il fissaggio
Il processo impiegato per modificare la forma dei capelli prevede l’impiego successivo di almeno due lozioni:
  1. il permanentante, dall’azione riducente, in cui generalmente è presente, oltre all’ammoniaca, acido tioglicolico o suoi derivati
  2. il fissatore, dall’azione ossidante, costituito prevalentemente da acqua ossigenata.
Prodotti per pulire i capelli (lozioni, polveri, shampoo)
Nella pulizia dei capelli sono utilizzati prodotti a base di sostanze quali tensioattivi, solventi, coloranti e profumi, che possono talvolta determinare problemi per la salute in soggetti particolarmente predisposti. In ogni caso il contatto continuativo con acqua e tensioattivi può indebolire le normali difese cutanee nei confronti di agenti nocivi. Inoltre tali prodotti possono contenere piccole quantità di formaldeide, sostanza classificata tossica, come agente conservante.
Prodotti per la messa in piega, per mantenere i capelli in forma (lozioni, creme, oli) e per l’acconciatura dei capelli (lozioni, lacche, brillantine)
La tipologia e la composizione di questi prodotti è estremamente variabile: si tratta di solventi, alcoli, resine, gomme vegetali, polimeri, conservanti, coloranti, profumi, gas propellenti, ecc... il cui principale effetto sulla salute è legato ad un meccanismo di tipo allergico.
Modalità di esposizione
L’esposizione a prodotti nocivi si può verificare in tutte le diverse fasi lavorative prima descritte. Tale esposizione può avvenire sia per contatto con la sostanza, ad esempio durante le fasi di preparazione e applicazione di prodotti decoloranti, tinture, liquidi per permanente, sia per inalazione dei vapori e dell’aerosol da loro liberati. Inoltre una esposizione per inalazione può aver luogo anche durante l’applicazione di lacche spray durante la fase di messa in piega.
Patologie
Le patologie più frequentemente riscontrate nei parrucchieri, in riferimento agli agenti chimici, sono rappresentate da affezioni a carico della cute (dermatiti da contatto) e dell’apparato respiratorio (rinite ed asma bronchiale).
Dermatiti
Gli agenti chimici presenti nei prodotti utilizzati determinano frequentemente dermatiti da contatto, con meccanismo che può essere di tipo irritativo (dermatiti irritative da contatto o DIC) o di tipo allergico (dermatiti allergiche da contatto o DAC).
Dermatiti irritative da contatto
Nelle dermatiti di tipo irritativo si manifestano, accompagnate da bruciore, lesioni cutanee che interessano esclusivamente le sedi di contatto e quindi le mani ed eventualmente gli avambracci.
Il prolungato contatto con l’acqua e l’aria calda degli asciugacapelli facilita l’aggressione da parte degli agenti chimici.
A loro volta le dermatiti irritative, alterando la normale funzione di barriera della cute, possono rappresentare un terreno che favorisce lo sviluppo di una dermatite da contatto allergico.
La gravità delle lesioni cutanee è legata alle caratteristiche della sostanza in questione e alla sua concentrazione. Si va da quadri clinici semplici di arrossamento o fine desquamazione a quadri più gravi, anche se più rari, caratterizzati dalla comparsa di vescicole o bolle.
Le lesioni possono cronicizzare, se persiste lo stimolo irritativo, e portare ad aumento di spessore della cute con perdita di elasticità ed eventuale formazione di piccole lesioni dolenti che rimarginano con difficoltà (ragadi).
Le sostanze chimiche in causa sono, per lo più:
  • persolfati (nei prodotti decoloranti);
  • glicolati (nei liquidi per permanenti);
  • acqua ossigenata
  • ammoniaca (in decoloranti e tinture permanenti).
Dermatiti allergiche da contatto
A differenza di quella irritativa lo sviluppo della dermatite allergica da contatto è legato, oltre che al tipo di agente in questione, e quindi al suo maggiore o minore potere allergizzante a seconda delle sue caratteristiche chimiche anche, e soprattutto, ad una risposta individuale specifica di ipersensibilità. In altre parole, il prodotto utilizzato agisce attraverso un meccanismo non irritativo ma di tipo allergico e quindi legato non alla quantità della sostanza ma alla particolare predisposizione del soggetto che reagisce in maniera abnorme nei confronti di sostanze per altri innocue.
La DAC è caratterizzata dallo sviluppo di lesioni cutanee pruriginose.Tali alterazioni, a differenza della DIC che, legata ad un meccanismo irritativo, colpisce tipica- mente le sedi cutanee di contatto, si presentano non soltanto a carico delle mani
ma anche in sedi distanti, in quanto legate a particolari cellule “sensibilizzate” che circolano nel sangue.
Le lesioni sono rappresentate, in fase acuta, da arrossamento, gonfiore e vescicole pruriginose più spesso alle regioni dorsali delle mani che alle regioni palmari colpite invece dalla DIC, con tendenza ad estendersi anche ad altre sedi, soprattutto alle palpebre, ma anche alla schiena e agli arti inferiori.
Le manifestazioni guariscono con difficoltà e portano alla formazione di croste e a desquamazione a piccole lamelle, che, molte volte, può rappresentare fin dall’inizio l’unica manifestazione clinica.
Nella fase cronica la cute si presenta ispessita, secca e spesso con fissurazioni e ragadi.
L’insorgenza delle lesioni è lenta così come la guarigione che, molto spesso, è seguita da ricadute sempre più gravi.
Si possono manifestare, inoltre, complicazioni infettive da batteri o da funghi specialmente se sono presenti lesioni da grattamento legate al prurito.
Un’altra complicanza è legata al fatto che il soggetto, dapprima sensibilizzato nei confronti di una sostanza, si sensibilizza poi facilmente, considerata la sua predisposizione, anche nei confronti di altre sostanze, soprattutto se queste hanno una
struttura chimica affine alla prima.
Una forma particolare, anche se meno frequente, di dermatite da contatto è rappresentata dall’orticaria, caratterizzata da rilievi cutanei arrossati, pruriginosi e fugaci (ponfi); possono essere localizzati alle sedi di contatto o diffusi.
La diagnosi di DAC si basa sui rilievi clinici e su prove allergologiche rappresentate, nella maggior parte dei casi, dai test epicutanei o patch-test che consistono nell’applicazione della sostanza chimica sospetta e opportunamente diluita in soluzione o in pomata, sulla cute della schiena del soggetto. Una risposta positiva si manifesta con la comparsa, entro 24-48 ore, di arrossamento, gonfiore o vescicolazione.
Gli agenti chimici più spesso responsabili dell’insorgenza di una DAC nei parrucchieri risultano essere:
  • para-fenilendiammina e para-toluendiammina (in tinture permanenti);
  • glicolati (nei liquidi per permanenti);
  • persolfati (in prodotti decoloranti);
  • essenze dei profumi (negli shampoo, balsami e creme);
  • coloranti vegetali tipo hennè.
Bisogna, inoltre, tenere presente il notevole potere allergizzante del nichel, presente in forbici, beccucci ecc. la cui liberazione è favorita dal contatto con liquidi per permanenti.
Infine si segnala la possibilità dell’insorgenza di allergie cutanee in seguito all’uso di guanti di protezione in lattice a causa del suo potere allergizzante.
Patologie a carico dell’apparato respiratorio
Un’altra via di penetrazione degli agenti chimici presenti negli ambienti di lavoro è quella inalatoria con possibilità di effetti patologici a livello delle mucose dell’apparato respiratorio.
Si tratta sostanzialmente di manifestazioni allergiche legate, come nel caso delle DAC anche se con meccanismo diverso, a due condizioni: da una parte la presenza di un agente chimico sensibilizzante e dall’altra la risposta abnorme di soggetti
costituzionalmente predisposti.
Le manifestazioni più comuni sono rappresentate da rinite e asma bronchiale.
Molto spesso i soggetti che presentano tali patologie professionali hanno manifestato in precedenza fenomeni analoghi per sensibilizzazione nei confronti di sostanze allergizzanti presenti negli ambienti di vita (acari delle polveri domestiche, peli di animali, polveri di Graminacee ed altri).
Rinite
È caratterizzata da starnuti ed ostruzione nasale e si distingue dal banale raffreddore per essere legata non a episodi stagionali ma all’inalazione di sostanze presenti nell’ambiente di lavoro.
Si accompagna spesso a fenomeni allergici a carico delle mucose congiuntivali quali arrossamento e lacrimazione.
Asma bronchiale
Si manifesta clinicamente con crisi parossistiche di broncospasmo, cioè di difficoltà respiratoria dovuta all’ostruzione delle vie aeree per contrazione dei bronchi e secrezione mucosa.
Le crisi possono durare da alcuni minuti a ore e possono richiedere con urgenza l’intervento del medico.
Una volta risolto l’attacco acuto è necessaria una corretta diagnosi da parte del medico al quale il lavoratore dovrà fornire utili elementi riguardo ai prodotti utilizzati ed all’insorgenza dei sintomi. Si rendono, inoltre, necessari ulteriori accertamenti sia per studiare la funzionalità respiratoria sia per individuare, con opportune prove allergometriche, la sostanza che ha determinato la crisi asmatica.
Con l’andare del tempo l’asma può cronicizzare, complicarsi con fenomeni bronchitici e portare a quadri di broncopneumopatia cronica.
Le sostanze chimiche più frequentemente in causa sono:
  • para-fenilendiammina (in tinture),
  • persolfati (in prodotti decoloranti),
  • lattice dei guanti (utilizzati o direttamente dall’operatore o da altro personale).
Altri effetti patologici
Nel 1993 la IARC, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, legata all’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha concluso per una “evidenza limitata” di relazione tra insorgenza di tumori, in particolare di cancro alla vescica, e lavoro dei parrucchieri. In altre parole, l’associazione causale è stata ritenuta credibile ma non si sono potuti escludere la casualità ed altri fattori di confondimento.
Si tratta di un giudizio basato su studi riferiti all’esposizione del passato e quindi a prodotti a composizione chimica diversa da quella attuale.
A seguito dell’emanazione della legge 713/86 tale composizione è, infatti, sempre più controllata dalla normativa tenendo conto delle risultanze scientifiche sulla pericolosità accertata o presunta delle diverse sostanze.
(Fonte: INAIL)
Nella prossima parte saranno analizzati gli aspetti prevenzionali.
Contattaci per richiederci la VRD (Valutazione del Rischio a Distanza).
Seconda parte.
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