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La valutazione del rischio nel settore autotrasporti

Autotr
Con riferimento al trasporto merci si possono classificare le aziende di autotrasporto in due classi fondamentali:
  • quelle che operano per conto terzi

  • quelle che operano in conto proprio.

Qui di seguito si riporta un elenco delle dieci più frequenti cause di rischio nel settore dell’autotrasporto:
  1. Fissaggio non adeguato del carico
  2. Posizionamento non adeguato del carico
  3. Eccessiva velocità su terreno sconnesso
  4. Percorrenza su terreni non idonei (sterrati, ecc.)
  5. Visibilità non sufficiente (nebbia, illuminazione stradale)
  6. Pneumatici usurati
  7. Trasporto merci pericolose (ADR)
  8. Manovre in retromarcia
  9. Uscite da portoni non preventivamente segnalate
  10. Frenate brusche a pieno carico.

Per quanto riguarda il trasporto per conto terzi il Codice della Strada dà una definizione alquanto generica e riporta: “un veicolo si intende adibito al servizio di trasporto di cose per conto di terzi quando l’imprenditore si obbliga dietro corrispettivo, a prestare i servizi di trasporto ordinati dal mittente”. Per effettuare l’attività di trasporto conto terzi si deve essere iscritti all’Albo degli Autotrasportatori e dimostrare di avere la disponibilità dell’autoveicolo per il quale si chiede l’immatricolazione.
Il trasporto di cose in conto proprio riguarda il trasporto eseguito da persone fisiche o giuridiche, enti privati o pubblici di qualunque natura, per le proprie esigenze. In questo caso devono concorrere tuttavia delle condizioni ben precise che si possono riassumere in:

  • Il trasporto deve essere effettuato con mezzi di proprietà, in usufrutto, acquistati in regime di patto di riservato dominio oppure presi in locazione o a noleggio senza conducente (questi solo per i veicoli con massa complessiva sino a 6 tonnellate);

  • L’autista e chi si occupa della scorta deve essere titolare o dipendente;

  • Il trasporto non deve costituire attività prevalente ma rappresentare l’attività complementare o accessoria all’interno dell’attività principale;

  • Le merci devono appartenere ai medesimi soggetti che effettuano il trasporto, oppure da essi prodotte, acquistate o vendute o da loro elaborate, trasformate ecc. (riferimenti normativi: art. 83 Codice della Strada, D.P.R. 783/77 art, 4 e succ., Legge 298/74 artt 31-39).

Il problema degli incidenti stradali costituisce ormai in Italia come nel resto d’Europa una vera e propria emergenza sociale e sanitaria.
La Commissione delle Comunità Europee, con propria Comunicazione del 14.05.2003, intitolata “Programma di azione europeo per la sicurezza stradale. Dimezzare il numero di vittime della strada nell’Unione europea entro il 2010: una responsabilità condivisa”, afferma che:
  • La sicurezza stradale riguarda direttamente la totalità del territorio dell’Unione europea e dei suoi abitanti: nell’Europa dei Quindici, 375 milioni di utenti della strada, di cui 200 milioni sono detentori di patente di guida, utilizzano 200 milioni di veicoli su 4 milioni di chilometri di strade;
    La crescente mobilità si paga cara poiché, ogni anno, 1.300.000 incidenti causano più di 40.000 morti e 1.700.000 feriti. Il costo, diretto o indiretto, di quest’ecatombe è stato valutato a 160 miliardi di euro, cioè il 2% del PNL dell’UE;
    Anche se globalmente il livello di sicurezza migliora lentamente e costantemente (in 30 anni, in tutti i paesi che formano oggi l’UE, il volume globale del traffico stradale è triplicato, mentre il numero di morti sulla strada si è dimezzato), la situazione resta socialmente inaccettabile e difficilmente giustificabile per il cittadino;
    La Commissione europea ha quindi proposto, nel Libro bianco sulla politica europea dei trasporti, che l’Unione europea si fissi l’obiettivo di dimezzare il numero di morti entro il 2010. Benché la Comunità abbia contribuito da lunga data alla sicurezza stradale, in particolare con più di cinquanta direttive di normalizzazione tecnica, e anche se il trattato di Maastricht ha indicato i mezzi giuridici offerti alla Comunità per fissare un quadro e adottare misure preventive, permane però una forte riserva degli Stati membri ad un’azione a livello comunitario, come ad esempio l’armonizzazione dell’alcolemia massima in discussione da dodici anni.

Secondo un recente sondaggio condotto in tutta l’Unione europea, per ridurre gli incidenti si dovrebbe concentrare l’attenzione (e gli investimenti economici) sul miglioramento delle strade e il rispetto dei Codici della strada. Solo quattro Paesi appartenenti all’Ue, Lettonia, Spagna, Estonia e Portogallo, sono riusciti a ridurre il numero di morti sulle strade annuale del 50 per cento rispetto al 2001. Il numero di decessi è invece addirittura aumentato in Romania e a Malta. Il Regno Unito, i Paesi Bassi e la Svezia hanno il più basso rapporto tra residenti e persone morte sulla strada nel 2009, la Grecia e la Romania il più alto.
Nella medesima Comunicazione si legge inoltre che fra le misure utili per prevenire gli incidenti va considerato l’incoraggiamento “degli utenti ad un migliore comportamento, in particolare tramite una migliore osservanza della legislazione vigente, la formazione iniziale e continua dei conducenti privati e professionali e mediante la prosecuzione degli sforzi per lottare contro le pratiche pericolose”.
In relazione alla sicurezza del trasporto professionale di merci e passeggeri, in considerazione del fatto che:
  • Nell’UE muoiono ogni anno in incidenti stradali circa 800 autotrasportatori, a prova della pericolosità di questo mestiere;
    Tutti i lavoratori, anche quelli del trasporto stradale, hanno diritto ad un posto di lavoro sicuro e sano;
    Gli incidenti hanno anche un impatto sui costi delle imprese: quelle che adottano una politica di sicurezza stradale riducono in genere i loro costi di funzionamento;
    Gli incidenti stradali in cui sono coinvolti automezzi pesanti danneggiano inoltre l’immagine e l’accettazione da parte del pubblico del trasporto stradale.

Fra le molte iniziative specifiche, la Commissione ha elaborato una proposta di direttiva relativa alla formazione iniziale e continua dei conducenti professionali, stimando che attualmente non più del 10% dei conducenti professionali hanno seguito una formazione oltre alla patente di guida.
A livello nazionale è stata raccolta la sfida europea inserendo l’obiettivo della diminuzione degli incidenti stradali nel Piano Sanitario Nazionale ’98-2000, nel quale si da particolare risalto al fenomeno degli infortuni sul lavoro causati da incidente stradale, e promuovendo un Piano Nazionale della Sicurezza Stradale.
Nell’ambito di tale Piano Nazionale è particolarmente importante l’azione della Consulta Nazionale sulla Sicurezza Stradale che articola il suo programma di attività in quattro filoni, uno dei quali riguarda la ”
promozione di interventi integrati in settori innovativi che risultano di particolare importanza (infortuni stradali sul lavoro e durante il tragitto casa-lavoro)”.
Fra i Settori di intervento di particolare rilievo la Consulta individua il “
miglioramento della sicurezza nel comparto della mobilità sul lavoro e nei tragitti casa lavoro”, “la promozione di piani di manutenzione programmata”, “il miglioramento della sicurezza stradale nel comparto del trasporto merci su strada”.

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