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Misura e valutazione del rumore negli ambienti di lavoro

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Alessandro Peretti, della Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro dell'Università di Padova, ha pubblicato uno studio che ha riguardato la misura e la valutazione del rumore negli ambienti di lavoro, che secondo l'autore, soffrono di diverse criticità. Da un lato si rilevano solo i livelli sonori equivalenti trascurando gli altri parametri acustici, dall’altro non vengono riportate tutte le informazioni che caratterizzano i singoli rilievi.
L’oggetto delle indagini fonometriche non si presta ad essere definito da una norma tecnica vincolante, bensì da linee guida flessibili. La norma europea di riferimento (UNI EN ISO 9612/2011) non conferisce importanza ai contributi forniti dalle singole fasi di lavoro alla determinazione del livello di esposizione; la stima dell’incertezza può condurre a dati non attendibili.
Il rischio da rumore viene generalmente valutato rilevando i livelli sonori medi energetici (equivalenti) a cui il lavoratore è esposto durante le diverse fasi lavorative giornaliere e considerando le relative durate. Le singole dosi di rumore assorbite vengono quindi sommate tra loro e la dose complessiva viene distribuita sull’intervallo standard di 8 ore. Il livello medio ottenuto costituisce il livello di esposizione. Questa procedura si fonda sul principio dell’uguale energia, per il quale i deficit uditivi sono determinati dalla dose complessiva a prescindere da come essa si suddivide nell’arco della giornata lavorativa.
Tale principio, se da un lato costituisce una ragionevole semplificazione, dall’altro non sempre è affidabile: l
a costanza del rumore nel tempo oppure la presenza di eventi impulsivi, di componenti di alta frequenza o di toni puri possono determinare infatti, fermo restando il livello di esposizione, un aggravio del rischio.
Per una valutazione del rischio più attendibile diventa, quindi, essenziale annotare con cura le condizioni di misura:
  • posizione del rilievo (da riportare in planimetria)
  • posizione del microfono rispetto all’orecchio maggiormente esposto dell’addetto
  • caratteristiche della macchina in esame (marca, modello, velocità, utensile, manufatto, modalità e tempi di lavorazione, ecc.)
  • operatività delle altre macchine (distanza, condizioni di funzionamento, ecc.).
Tali informazioni sono essenziali per:
– valutare a posteriori, da parte di tutti i possibili interessati, la rappresentatività dei livelli sonori rilevati e dei livelli di esposizione calcolati;
– comparare i livelli con quelli ottenuti in precedenti indagini, motivando le differenze;
– porre le basi per un piano di risanamento, individuando le condizioni di lavoro alle quali le emissioni sonore di una stessa macchina sono maggiori e minori.
È necessario, quindi, fare riferimento alla norma europea UNI EN ISO 9612/2011 “Determinazione dell’esposizione al rumore negli ambienti di lavoro - Metodo tecnico progettuale”. Essa definisce tre strategie di determinazione dell’esposizione a seconda che le misure fonometri che si basino:
– sui compiti (il turno giornaliero di un lavoratore o di un gruppo omogeneo viene scomposto in singoli compiti per ciascuno dei quali vengono effettuati i rilievi)
sulle mansioni (si considera l’intero turno di lavoro del gruppo omogeneo e, all’interno del turno, i rilievi vengono eseguiti per campionatura casuale
– sull’intera giornata di lavoro (tramite dosimetri).
La norma, però, si allontana dai principi ispiratori dell’igiene del lavoro, ossia la valutazione e la caratterizzazione dei rischi al fine della loro riduzione.
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