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Falsi infortuni sul lavoro

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In questo articolo presenteremo diversi esempi di “falsi infortuni sul lavoro” analizzandone il contenuto e mostrandone le conseguenze.
L’uomo, un 56enne di Quartu Sant’Elena, in provincia di Cagliari, ha simulato una caduta dalle scale per ottenere nuova convalescenza retribuita. Aveva infatti già superato il limite massimo previsto per la malattia a carico dell'Inps.
I carabinieri di Cagliari-Villanova hanno smascherato un truffatore che ha simulato in infortunio sul lavoro per ottenere nuova convalescenza retribuita. Si tratta di un uomo di 56 anni di Quartu Sant'Elena, giardiniere della società Proservice Spa, controllata dalla Provincia di Cagliari, che si occupa della manutenzione degli edifici scolastici della Provincia e del Comune di Cagliari. L'uomo, che da qualche tempo aveva superato il limite massimo previsto per la malattia a carico dell'Inps (557 giorni in 4 anni), ha simulato un infortunio sul lavoro che, invece, viene gestito e retribuito dall'Inail.
Qualche giorno fa, non accorgendosi di alcune telecamere opportunamente installate nella sede della Proservice, ha percorso un tratto delle scale che conducono agli uffici e, dopo aver verificato l'assenza di altre persone, si è lasciato volontariamente cadere di faccia lungo le scale come se l'incidente fosse accaduto mentre le discendeva. Sdraiato, ha chiamato a gran voce i soccorsi e in quella situazione è stato soccorso dal 118.
Il contesto in cui è stato recuperato gli ha consentito di aggravare le sue condizioni di salute, già non particolarmente buone, tanto da indurre i medici ad emettere un certificato di 30 giorni di malattia per una distorsione al ginocchio sinistro. L'azienda, scoperto l’inganno, ha querelato il dipendente infedele che è stato poi licenziato.


Smascherato dalla Polizia a Capri un finto infortunio sul lavoro, 48enne napoletano denunciato per falso e truffa aggravata ai danni dell'INAIL.
La polizia smaschera un finto infortunio sul lavoro a Capri e denuncia un 48enne napoletano per falso e truffa aggravata ai danni di un ente pubblico. Simula un infortunio sul lavoro e finge di aver riportato un trauma toracico nel tentativo di assentarsi per malattia dal posto di lavoro e di ricorrere alle indennità dell'Inail: protagonista della vicenda è un dipendente della Sma Campania, società partecipata della Regione che si occupa della manutenzione dei boschi e della prevenzione degli incendi. L'uomo, 48 anni, di Napoli, distaccato a Capri per conto della Sma Campania, si era recato nei giorni scorsi al pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni Bosco di Napoli riferendo di essere rimasto ferito mentre era impiegato nelle sue funzioni e di aver riportato un trauma toracico addominale. Il certificato di malattia era stato quindi inviato all'Inail per ottenere l'indennizzo previsto nel caso di incidenti sul lavoro. Il referto, trasmesso al commissariato di polizia di Capri, è apparso poco chiaro fin da subito agli inquirenti che hanno avviato immediatamente indagini. I poliziotti, guidati dal vice-questore aggiunto Maria Edvige Strina, hanno scoperto che il 48enne era solito assentarsi abitualmente senza giustificazione dal posto di lavoro e che proprio nel giorno in cui aveva dichiarato l'infortunio aveva ricevuto dalla propria azienda un provvedimento disciplinare consistente nella sospensione dal servizio senza retribuzione. Al termine degli accertamenti, è stato denunciato per i reati di falso e truffa aggravata ai danni dell'Inail.

Finto infortunio sul lavoro : operaio accusato di truffa condannato a 10 mesi.
Savona. Dieci mesi di reclusione e 300 euro di multa. E’ questa la condanna inflitta dal giudice ad un albanese per truffa all’Inail. L’episodio contestato risale al 2007 quando l’uomo, operaio in un cantiere edile, si è fratturato un braccio. L’albanese ha spiegato al datore di lavoro di essersi fatto male in cantiere e così è stato segnalato l’infortunio sul lavoro.
Il datore di lavoro, in un secondo momento, ha però denunciato che l’operaio avrebbe detto di essersi procurato la lesione in una rissa, avvenuta la sera prima del presunto infortunio sul lavoro, in via Pisa nella quale erano coinvolti quattordici giovani che si erano affrontati brandendo spranghe e catene, sotto gli occhi increduli dei passanti. Sei dei giovani, tutti albanesi, tra cui il figlio dell’imputato, erano finiti in manette.
L'uomo avrebbe spiegato di aver detto al datore di lavoro che il figlio era coinvolto nella rissa e non che anche lui vi avesse preso parte (tra l’altro l’uomo è stato assolto, circa due mesi, nel processo che ha preso le mosse da quella rissa proprio perché il giudice ha ritenuto che non avesse partecipato). L’operaio albanese ha quindi confermato nuovamente di essersi fatto male sul posto di lavoro. Una versione che evidentemente non ha convinto il giudice che lo ha condannato.

A processo il finto cieco di Arona.
Arona (NO) – Rinvio a giudizio per Alessandro Dell’Acqua, l’aronese di 69 anni, che per quasi due decenni avrebbe goduto di una pensione di invalidità, più indennità d’accompagnamento, perché non vedente, mentre in realtà ci vedeva bene o almeno abbastanza da poter guidare la sua «minicar». Così ha deciso il gup di Verbania accogliendo la richiesta avanzata dal pm Gianluca Periani, fissando il processo a gennaio. All’udienza preliminare il «finto cieco» si è presentato con le stampelle per camminare, assistito dall’avvocato Mauro Dalla Chiesa, consulente legale del patronato dell’Associazione lavoratori, mutilati e invalidi che offre il servizio di consulenza legale gratuito ai propri soci.
Andava in bicicletta e guidava una minicar. L’ex operaio meccanico ha sempre respinto le accuse sostenendo che al momento di fare la visita medica per avere la pensione di invalidità era effettivamente cieco a seguito di un infortunio sul lavoro, ma che in tempi recenti la vista gli era tornata: «Mi scoppiò una lampadina in faccia. Non mi curarono bene, mi rimasero i pezzi di vetro negli occhi. Poi, ho cominciato a vedere meglio». Ed in effetti quello che la Guardia di Finanza aveva monitorato nel dicembre dello scorso anno era ben altro che un cieco totale. Dell’Acqua sembrava un pensionato come tanti: andava ogni giorno a fare la spesa col «minicar», d’estate tirava fuori la bicicletta per andare in posta. Tutto era filato liscio per 18 anni, fino a quando i finanzieri, durante un controllo, avevano scoperto la truffa.L’aronese era stato fermato fuori dagli uffici dell’Inps di Novara, dove era stato convocato per una visita. Aveva cercato di giustificarsi in tutti i modi: «Adesso qualcosa in più ci vedo perché sono migliorato». In realtà era stata proprio la Finanza, che lo controllava dall’estate del 2011, a sollecitare quella visita: dopo una verifica tra i nominativi di assegnatari di una pensione d’invalidità e titolari di un patentino per «minicar», era nato qualche sospetto. Occhiali neri, passo malfermo come se fosse cieco, in realtà Dell’Acqua si godeva la sua vita da pensionato: dal 1994 usufruiva di entrambi i sostegni per la cecità assoluta. Peccato che nel 2005 era riuscito ad ottenere la patente per «minicar», superando visita medica e prova pratica a Domodossola. Alla famosa visita di controllo si era presentato accompagnato da un conoscente che lo scortava per un braccio, dopo la denuncia si era allontanato da solo. Un tesoretto da 160 mila euro. Alessandro Dell’Acqua è accusato di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, reato per il quale è prevista una pena da 1 a 6 anni. E se, vista l’età, difficilmente, anche in caso di condanna, si apriranno per lui le porte del carcere, è invece certo che dovrà restituire allo Stato circa 160 mila euro, il «tesoretto» che avrebbe accumulato in tanti anni di finzione. Solo nel 2011 ha percepito dall’Inps più di 13 mila euro, poco più di mille euro al mese. Ai soldi per il momento non ci pensa. O meglio, ha sempre detto di non averne: «Non ho denaro da parte, mi possono anche mandare in prigione». Anche il processo non sembra preoccuparlo: «Io non ne so nulla di queste cose – ha detto ieri al telefono – pensa a tutto il mio avvocato». Dell’Acqua abita in un piccolo condominio di via Monte Leone ad Arona mentre i figli vivono in un’altra regione. La moglie, quando era stata scoperta la vicenda, aveva commentato: «Gli avevo sempre detto che sarebbe finita male».

Valutando i casi di “falsi infortuni sul lavoro” sopra esposti, possiamo approfondire diverse informazioni e istruzioni riguardo il comportamento da attuare in caso di infortunio sul lavoro.
Obbligo assicurativo
I datori di lavoro sono obbligati ad assicurare contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali tutti i lavoratori dipendenti che si vengono a trovare nelle condizioni previste all'art.1 del P.P.R. 1124/65.
L'assicurazione è affidata all'Inail (Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro).
L'assicurazione ha lo scopo di garantire ai lavoratori dipendenti, in caso di infortunio sul lavoro e di malattia professionale, la necessaria tutela fisica, giuridica, sanitaria ed economica.

Obblighi del lavoratore
Obbligo di segnalare l'infortunio
Il lavoratore è obbligato a dare immediata notizia di qualsiasi infortunio che gli accada, anche se di lieve entità, al proprio datore di lavoro (anche dirigente e preposto).
Il lavoratore che non adempie a tale obbligo perde il diritto all'indennità economica temporanea per i giorni antecedenti a quello in cui il datore di lavoro ne ha avuto conoscenza. Il lavoratore altresì tenuto a far pervenire al datore di lavoro i certificati medici attestanti l'inizio, la continuazione e la guarigione dall'infortunio.

Visite di controllo
Anche in relazione agli infortuni sul lavoro dei dipendenti, il datore di lavoro ha il potere di sollecitare visite di controllo durante la degenza. L'obbligo di responsabilità del lavoratore assente per infortunio sul lavoro, pur non direttamente disciplinato dalle fasce orarie previste dal decreto legge 463/83 convertito in legge 638/83, è legittimamente regolabile dal contatto collettivo.

Obblighi del datore di lavoro
Denunce
Al verificarsi dall'infortunio, il datore di lavoro, ai senti dell'art. 92 del D.P.R. 1124/65, deve redigere la richiesta di visita medica di infortunio ed accompagnare (con spese a proprio carico) l'infortunato presso il più vicino ambulatorio Inail, oppure al più vicino pronto soccorso al fine di sottoporlo a visita medica.
Se l'infortunio è prognosticato non guaribile entro 3 giorni, il datore di lavoro è tenuto a denunciare l'evento sia all'Inail sia all'autorità di pubblica sicurezza.

Inchiesta giudiziaria
Segnalazione dell'infortunio
L'autorità di pubblica sicurezza è tenuta a trasmettere in ogni caso di infortunio mortale o grave da prevedersi la morte o un'inabilità assoluta superiore ai 30 giorni, una copia della denuncia di infortunio al Pretore nella cui circoscrizione è avvenuto l'infortunio, in modo che questi possa procedere ad aprire, entro 4 giorni, un'inchiesta sull'accaduto per verificarne circostanze, cause e responsabilità.

Registro infortuni
Il datore di lavoro e il dirigente che esercitano e dirigono “in tutti i settori di attività privati o pubblici”, nell'ambito delle rispettive attribuzioni e competenze, sono tenuti ad approntare un reistro nel quale annotare cronologicamente gli infortuni sul lavoro che comportano un'assenza dal lavoro di almeno un giorno.

Controlli
I controlli sulla sicurezza nei luoghi di lavoro vengono svolti principalmente dal personale ispettivo delle aziende sanitarie locali, con oltre 3000 ufficiali di polizia giudiziaria, e nei cantieri edili anche dagli ispettori tecnici delle Direzioni Territoriali del Lavoro (DTL, fino a qualche settimana fa chiamate Direzioni Provinciali del Lavoro, diversi anni fa Ispettorati del Lavoro).
I dati, riferiti al 2010, parlano di oltre 160 mila aziende (circa l’8 per cento del totale, seppur con una distribuzione disomogenea tra le regioni d’Italia), 70mila cantieri, oltre il 20 per cento del totale, e 6000 aziende agricole controllati ogni anno. Quasi la metà dei controlli si concludono con l’accertamento di violazioni penali in materia di prevenzione degli infortuni.

Normativa di riferimento
Art. 642. (Codice Penale)
Fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona.
Chiunque, al fine di conseguire per sé o per altri l'indennizzo di una assicurazione o comunque un vantaggio derivante da un contratto di assicurazione, distrugge, disperde, deteriora od occulta cose di sua proprietà, falsifica o altera una polizza o la documentazione richiesta per la stipulazione di un contratto di assicurazione è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Alla stessa pena soggiace chi al fine predetto cagiona a se stesso una lesione personale o aggrava le conseguenze della lesione personale prodotta da un infortunio o denuncia un sinistro non accaduto ovvero distrugge, falsifica, altera o precostituisce elementi di prova o documentazione relativi al sinistro. Se il colpevole consegue l'intento la pena è aumentata. Si procede a querela di parte.
Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche se il fatto è commesso all'estero, in danno di un assicuratore italiano, che eserciti la sua attività nel territorio dello Stato. Il delitto è punibile a querela della persona offesa.

Art. 52 DPR 1124 del 1965
L’assicurato è obbligato a dare immediata notizia di qualsiasi infortunio che gli accada, anche se di lieve entità, al proprio datore di lavoro. Quando l’assicurato abbia trascurato di ottemperare all’obbligo predetto ed il datore di lavoro, non essendo venuto altrimenti a conoscenza dell’infortunio, non abbia fatto la denuncia ai termini dell’articolo successivo, non è corrisposta l’indennità per i giorni antecedenti a quello in cui il datore di lavoro ha avuto notizia dell’infortunio etc

Art. 53 DPR 1124 del 1965 primo comma
Il datore di lavoro è tenuto a denunciare all’Istituto assicuratore gli infortuni da cui siano colpiti i dipendenti prestatori d’opera, e che siano prognosticati non guaribili entro tre giorni, indipendentemente da ogni valutazione circa la ricorrenza degli estremi di legge per l’indennizzabilità. La denuncia dell’infortunio deve essere fatta con le modalità di cui all’art. 13 entro due giorni da quello in cui il datore di lavoro ne ha avuto notizia e deve essere corredata da certificato medico.

Non esitate a condividere le vostre esperienze personali in merito.
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