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Non idoneità alla mansione

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Articolo 41 Decreto Legislativo 81/2008 - Sorveglianza sanitaria al comma 6 recita: Il medico competente, sulla base delle risultanze delle visite mediche di cui al comma 2, esprime uno dei seguenti giudizi relativi alla mansione specifica:
a) idoneità;
b) idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni;
c) inidoneità temporanea;
d) inidoneità permanente.
In questa sede analizzeremo il caso della non idoneità alla mansione.
Al termine del controllo sanitario e dopo l'eventuale ricorso all'Organo di Vigilanza territorialmente competente, quindi, è emerso che il lavoratore non è idoneo alla mansione si prospettano, allora, due alternative:
1. il lavoratore viene impiegato in un'altra mansione compatibile con il suo stato di salute;
2. il lavoratore deve essere licenziato, perchè l'azienda non ha altre mansioni dove impiegarlo, compatibilmente con il suo stato di salute.
Il primo caso si verifica spesso nelle aziende di dimensioni medio-grandi, all'interno delle quali è possibile destinare il lavoratore ad altra mansione, garantendone di conseguenza il diritto al lavoro.
Nelle micro e piccole imprese, invece, spesso tale soluzione non è possibile in quanto non sempre esistono mansioni diverse da quelle esercitate dal dipendente non idoneo. In tali aziende esiste, quasi sempre, un rapporto pseudo familiare tra il datore di lavoro ed il dipendente che potrebbe generare un dubbio nella decisione da prendere da parte del datore di lavoro nei confronti del dipendente.
E' più importante il diritto al lavoro (art. 4 della Costituzione Principi fondamentali) o il diritto alla salute (art. 32 della Costituzione Rapporti etico-sociali)?
E' molto difficile rispondere alla domanda precedente, ci proveremo con un semplice esempio.
Il lavoratore, risultato non idoneo al termine del controllo sanitario periodico, si reca dal datore di lavoro chiedendogli di non licenziarlo perchè il lavoro gli permette di sostenere la propria famiglia. Ricordiamoci che siamo nel caso di una micro e piccola impresa. Il datore di lavoro molto probabilmente accoglierà la richiesta e permetterà al proprio dipendente di continuare a lavorare in quella mansione per la quale quest'ultimo è incompatibile. Con il tempo, però, lo stato di salute del dipendente molto probabilmente peggiorerà a causa dell'incompatibilità con il lavoro svolto. Il peggioramento potrebbe interessare anche la vita sociale del dipendente (ad es. malattia professionale). Il dipendente, a questo punto, avrà la facoltà di fare richiesta di malattia professionale ed eventualmente causa per danno biologico al datore di lavoro. Alla fine, quindi, l'aver scelto la strada della comprensione non ha giovato a nessuno dei due attori (datore di lavoro e lavoratore), infatti, il primo subirà un aumento del premio assicurativo ed un processo, mentre il secondo, ben più grave, un peggioramento del proprio stato di salute.
Il consiglio a tal proposito è il seguente:
accogliere parzialmente la richiesta del dipendente permettendogli di continuare a lavorare temporaneamente nella mansione incompatibile con il suo stato di salute, fissando un termine temporale concordato con il medico competente, il RSPP, il RLS e lo stesso lavoratore entro il quale quest'ultimo dovrà obbligatoriamente cercarsi un'altra occupazione. Questa soluzione appare l'unica possibile e contemporaneamente in grado di garantire maggiori possibilità di ricollocamento del lavoratore in un mercato del lavoro se esci dal quale è difficilissimo rientrare e sufficienti garanzie di sicurezza per il datore di lavoro.
Appare scontata l'ipotesi di un lavoratore risultato non idoneo al controllo sanitario periodico ed il cui stato di salute gli permette di avere accesso ad eventuali trattamenti pensionistici (ad es. invalidità civile).
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