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Nuove tecniche di verniciatura e rischi per la salute

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Giuseppe Bulla (consulente ambientale) e Luigi Perbellini (Medicina del lavoro di Verona) hanno pubblicato una relazione riguardante il passaggio dalle vernici classiche a “solventi” a quelle “ad acqua”. Tale cambiamento ha segnato una evoluzione tossicologica molto importante nel ridurre i possibili effetti tossici, nel migliorare la qualità dei prodotti e nel limitare l’inquinamento ambientale.
Nella relazione, poi, sono state confrontate e discusse le vecchie e nuove “ricette” per la preparazione di vernici e smalti.
In ultimo è presente un'interessante sintesi della letteratura internazionale riguardante i dati epidemiologici sui verniciatori e nella quale vengono descritti gli effetti tossici in ambito sperimentale che sono stati segnalati per alcuni solventi delle vernici ad “acqua”.
Nella relazione sono stati analizzati i seguenti cicli di lavorazione:
  • Ciclo di verniciatura auto e veicoli industriali
    • Ciclo verniciatura elettrodomestici
    • Ciclo di verniciatura carrozzeria di riparazione.
Dall'analisi è emerso che i prodotti a base acquosa hanno un tasso di evaporazione molto inferiore a quello dei prodotti tradizionali a solvente. Inoltre, durante le fasi di spruzzatura, tendono a rimanere nel particolato, per cui sono più facilmente abbattibili attraverso adatti dispositivi di protezione individuale. Occorre tener presente che il solvente preponderante nei prodotti a base acquosa è l’acqua in una percentuale variabile fra il 40% ed il 50%, mentre altri solventi contribuiscono per il 10-15%.
Una discussione sugli aspetti tossicologici dei solventi delle “vernici ad acqua” necessita di alcune considerazioni preliminari. La prima riguarda la quantità di solventi utilizzata: con l’acqua, vengono aggiunte proporzioni del 15-30 % di solventi organici, invece del 50- 70% delle vernici classiche. Con queste caratteristiche le vernici ad acqua sono da considerare meno pericolose delle precedenti. I solventi idrosolubili presentano strutture chimiche piuttosto complicate e per alcuni non sono noti i principali metaboliti e non vi sono indicazioni dell’ACGIH o della DFG per limiti in relazione al possibile monitoraggio biologico.
La letteratura recente, infine, segnala sintomi irritativi, disturbi asmatiformi e neoplasie (vernici classiche). Per alcune informazioni basilari sui possibili effetti dei principali solventi per vernici “ad acqua” si riporano alcuni recenti dati della letteratura: non sono dati esaustivi, ma inquadrano un problema che necessita di ulteriori studi e approfondimenti.
Gli autori della relazione concludono affermando che gli studi sui verniciatori sono particolarmente difficili per le frequenti innovazioni tecnologiche che spesso si associano all’uso di nuovi prodotti chimici. Parallelamente la trattazione di gruppi di prodotti chimici è, dal punto di vista tossicologico, una contraddizione poiché gli effetti biologici sono sempre da considerare specifici di singole molecole. In lavorazioni come la verniciatura, l’inserimento di gruppi di molecole chimicamente affini, rende il lavoro dei tossicologi industriali particolarmente arduo per 2 principali motivi:
  • gli effetti tossici specifici di ciascun prodotto spesso non sono noti e la simile struttura chimica induce all’errore di considerarli simili anche dal punto di vista biologico
  • l’ esposizione professionale a più sostanze può accentuare o ridurre i loro effetti biologici, aumentando ulteriormente le difficoltà ad identificare i loro possibili specifici effetti negativi sulla salute umana.
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