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Sovraccarico Biomeccanico arti superiori: schede di rischio

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Il rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori è emerso inizialmente nel settore metalmeccanico e successivamente anche nel settore dell’industria, in agricoltura, nei servizi e nel mondo dell’artigianato. L’analisi e la gestione di tale rischio rappresenta una grande sfida dovuta dalla numerosità di compiti e cicli lavorativi e l’eterogeneità delle modalità e delle tempistiche di lavoro. Il metodo valutativo applicato è la Check-list OCRA, che ha il merito di considerare in maniera sintetica i fattori correlabili al sovraccarico biomeccanico degli arti superiori.
Per approfondire puoi anche consultare SBAS: Sovraccarico Biomeccanico Arti Superiori.
Metodologia di valutazione del rischio
La Check-list OCRA è ottimizzata nell’identificare rapidamente il livello di rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori, consentendo anche di raccogliere informazioni essenziali per la gestione del rischio stesso e del danno relativo alla popolazione lavorativa. La Check-list OCRA può essere considerata uno strumento di indubbia utilità, oltre che in ambito industriale, proprio in quei comparti produttivi (agricoltura, servizi ed artigianato).
La Check-list OCRA considera i seguenti fattori di rischio per il sovraccarico biomeccanico degli arti superiori : carenza di periodo di recupero, frequenza di azione, applicazione di forza, assunzione di posture incongrue/presenza di stereotipia, oltre a differenti fattori complementari (vibrazioni meccaniche al sistema mano-braccio, esposizione a basse temperature, effettuazioni di lavori di precisione, ecc.). Viene inoltre presa in esame, per la stima del rischio, la durata netta giornaliera del lavoro ripetitivo.

Princìpi di prevenzione del rischio lavorativo da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori
Nei casi in cui la valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori abbia evidenziato una situazione che richieda attenzione, si attuano interventi preventivi che siano in grado di incidere sul livello di rischio. Questi ultimi, affinchè siano efficaci, devono essere progettati con particolare attenzione ed andare ad incidere quanto più possibile contemporaneamente, su tre aree di intervento :
Area strutturale: sono gli interventi più complessi da realizzare in quanto possono richiedere modifiche anche importanti dei macchinari e delle attrezzature utilizzare, con un costo diretto elevato; sono però interventi che presentano il maggior impatto prevenzionale e la maggiore garanzia di mantenimento del risultato raggiunto nel tempo. Le norme tecniche europee ed internazionali sono ricche di spunti utili in questo senso.
Area organizzativa: questi interventi sono più facilmente e più velocemente realizzabili; richiedono maggiore sforzo riorganizzativo da parte dell’azienda, ma con costi diretti decisamente inferiori.
Area comportamentale/formativa: di grande rilievo per la tipologia di rischi affrontata è la formazione del persona operativo, del personale dirigente e preposto.

Interventi di carattere strutturale
Gli interventi di tipo strutturale riguardano essenzialmente l’ottenimento di un’idonea disposizione delle attrezzature di lavoro, la scelta di appropriati strumenti ergonomici, corretta disposizione degli arredi, oltre che l’accurata progettazione degli spazi di lavoro e di transito. In particolare risulta fondamentale agire direttamente sulla postazione di lavoro, ottimizzando, ad esempio, l’altezza del piano di lavoro e del sedile riducendo la profondità del piano in modo che tutti i materiali utilizzati (materie prime e attrezzi) siano “a portata” dell’operatore. Indispensabile, inoltre, procedere ad un’accurata progettazione, diffusione e manutenzione di idonea strumentazione ed utensileria. L’ergonomia degli strumenti va ricercata con attenzione, dal momento che sono disponibili differenti tipologie del medesimo strumento/utensile, che possono in alcuni casi risultare non perfettamente idonei al tipo di compito per il quale sono utilizzati.

Interventi di carattere organizzativo
Con un’organizzazione del lavoro standardizzata, sono stati evidenziati nelle relative schede gli interventi di tipo organizzativo che possono essere messi in atto. Questi essenzialmente riguardano :
i tempi di recupero;
la rotazione tra compiti diversi.
E’ indispensabile valutare attentamente la presenza di tempi di recupero ed inserire nel ciclo le pause opportune, in quanto hanno una importanza basilare nella prevenzione delle patologie muscolo scheletriche. Diversamente dai comparti industriali, in una realtà artigianale o semi-industriale questo aspetto è facilmente perseguibile in quanto l’autonomia con cui operano gli addetti consente, anche nell’ipotesi peggiore, di dedicare a compiti diversi, i minuti che dal punto di vista del sovraccarico biomeccanico sono invece considerati di “riposo”.
Si realizza in questo modo contemporaneamente sia la rotazione tra compiti che l’introduzione di tempi considerabili di recupero.

Interventi di carattere formativo
In gran parte delle piccole realtà produttive, si è riscontrata la totale inconsapevolezza del lavoratore ma anche del datore di lavoro, della relazione esistente tra sovraccarico biomeccanico e possibili problemi di salute. Ciò testimonia una forte necessità di formazione nei confronti di queste figure professionali, connessa naturalmente anche a precisi obblighi di legge. Il primo scopo della formazione è la consapevolezza del rischio e della necessità di farvi fronte.
Formazione dei lavoratori
La formazione deve portare i lavoratori a eseguire le azioni tecniche in modo corretto, ad esempio eliminando le “azioni inutili”, suddividendo quanto più possibile il carico di lavoro su entrambi gli arti, mantenendo le posture corrette. I lavoratori inoltre devono conoscere le possibili conseguenze dovute al sovraccarico biomeccanico degli arti superiori e la possibilità di rivolgersi al medico competente qualora riavvisino sintomi riconducibili a questo tipo di rischio.
Formazione dei datori di lavoro/titolari
I datori di lavoro sono spesso impegnati in prima persona nei compiti operativi e soggetti essi stessi ad esposizione al rischio. E’ quindi importante la loro formazione in merito ai rischi da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori e soprattutto una buona formazione in merito agli strumenti di prevenzione. A sua volta il titolare potrà utilizzare le conoscere apprese per valutare le postazioni lavorative ed i compiti all’interno della propria azienda e mettere in atto le azioni preventive.

Come utilizzare i dati delle schede di rischio
Le schede si prefiggono l’obiettivo di fornire indicazioni dettagliate ed utili soprattutto per le aziende di dimensioni ridotte, al fine di individuare, fra le diverse lavorazioni svolte, quelle responsabili di esporre i lavoratori al rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori.
Alcune avvertenze sono tuttavia indispensabili :
le schede non rappresentano uno strumento “fai da te” per la valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori;
i dati contenuti nelle schede non possono sostituire l’osservazione diretta delle lavorazioni svolte e la consultazione dei lavori sulle prassi di lavoro;
i valori riportati nelle schede sono validi se riferiti esclusivamente alle condizioni lavorative e descritte nelle schede stesse.
In particolare, per rendere i dati confrontabili fra loro e garantire una maggiore facilità di consultazione, i valori dei punteggi Check-list OCRA sono stati ricavati facendo riferimento ad una serie di scenari lavorativi identici. Nella prima parte di ogni scheda sono riportati i punteggi riferiti all’arto superiore destro e sinistro, per la postazione di lavoro analizzata, ipotizzando un’adibizione pari al turno di lavoro giornaliero (8 ore), con 2 pause da 10 minuti ciascuna (la prima inserita a metà mattinata e la seconda a metà pomeriggio), oltre che la pausa mensa(comunque esterna all’orario di lavoro). Nella seconda parte di ciascuna scheda vengono invece riportati in forma grafica gli scenari di esposizione riferiti sempre all’arto superiore destro ed a quello sinistro, per adibizioni allo stesso compito, di 2, 4, 6 o 8 ore giornaliere, considerando che :
per adibizioni di 2 e 4 ore, non è stata ipotizzata la presenza di alcuna pausa;
per adibizione di 6 ore, è stata ipotizzata una pausa da 10/20 minuti;
per adibizione di 8 ore, sono state ipotizzate 2 pause da 10 minuti ciascuna (oltre la pausa mensa esterna all’orario di lavoro).
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