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Rischio elettrico - Seconda parte

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Il concetto di rischio è un concetto composto che nasce dall’associazione di due concetti più semplici:
  • il concetto di danno o perdita
  • incertezza o possibilità del verificarsi del danno stesso.
In altre parole, il rischio può essere definito genericamente come “possibilità di danno”.
La definizione del rischio come “possibilità di danno” risulta però insufficiente qualora si intenda procedere ad una sua quantificazione in termini assoluti o si voglia operare un confronto tra diverse attività o opzioni. In tal caso è necessaria una definizione più rigorosa che consenta di indicare metodologie e strumenti per la quantificazione.
Prima parte
Non esiste una definizione di rischio universalmente adottata e inoltre sono molteplici le modalità con cui può essere rappresentato, in funzione del contesto al quale il concetto di rischio viene applicato. Indipendentemente dal modo in cui il rischio viene definito e rappresentato, è, in ogni caso, necessario esplicitare i criteri e le modalità di quantificazione della “possibilità” del verificarsi del “danno” e del “danno” stesso.
L’analisi di rischio è, quindi, un processo che ha l’obiettivo di fornire una rappresentazione formale della possibilità di generare un danno insita in un sistema e, quindi, di produrre le informazioni necessarie per una verifica documentata, motivata e giustificabile della rispondenza delle scelte agli obiettivi di riduzione del rischio prefissati.
Poiché il rischio è definito dalla probabilità (o frequenza) di accadimento di eventi e delle loro conseguenze, l’analisi di rischio implica la definizione dell’insieme degli eventi possibili, la valutazione della loro probabilità (o frequenza) di accadimento e la determinazione delle loro conseguenze; le tecniche di analisi logico-probabilistiche e fenomenologiche sono, quindi, alla base di ogni metodologia di analisi di rischio.
Nel caso del rischio elettrico la precedente affermazione si traduce in:


R
= P x C x D (1)

quindi il rischio R può essere ottenuto come prodotto di tre fattori:

  • la probabilità P di esistenza di un pericolo, in un certo luogo e per un certo tempo;
  • la probabilità C (fattore di contatto) che quel pericolo sia causa di un danno;
  • la dimensione del danno D.
Non ci soffermeremo sulle definizioni di P e D perchè ritenute già conosciute, ma cercheremo di spiegare il significato attribuito al fattore di contatto C. Per coloro, però, che desiderano qualche informazione in più sui concetti di probabilità P e danno D basterà inviare una semplice richiesta a info@ellesic.it.
Solitamente il fattore di contatto
C si concretizza nella presenza dell’uomo, ma non sempre è così. Uno dei casi più semplici è l’esposizione al rumore dove basta la presenza dell’uomo affinché si abbia il contatto. In altri casi, invece, si ha bisogno di un catalizzatore, cioè di qualcosa che possa far scaturire il danno ad es. un innesco per un incendio.
Nella pratica, al fine di poter definire meglio il livello di un rischio, gli operatori assegnano ai tre fattori suddetti un valore che solitamente è compreso tra 0 e 4. In tale modo la formula (1) potrà assumere il valore minimo di 0 (zero) ed il valore massimo di 64.
Vediamo nel dettaglio la probabilità
P ed il fattore di contatto C per i quali si traduce in:
  • 0 (zero) probabilità e fattore di contatto nulli (mai presenti)
  • 1 probabilità e fattore di contatto si manifestano raramente
  • 2 probabilità e fattore di contatto si manifestano qualche volta
  • 3 probabilità e fattore di contatto si manifestano spesso
  • 4 probabilità e fattore di contatto si manifestano sempre
per quanto riguarda il danno si può affermare:
  • 0 (zero) nessun danno
  • 1 danno trascurabile
  • 2 danno lieve
  • 3 danno grave
  • 4 danno gravissimo.
Per la legge di annullamento del prodotto dalla (1) si deduce che è sufficiente che un qualsiasi dei tre fattori del rischio (P, C, D) sia nullo affinché il rischio sia anch’esso nullo.

Come posso fare, quindi, per ridurre il rischio?

Bisogna, a questo punto, introdurre un semplice concetto: la barriera B.
Esistono diversi tipi di barriera:
  • barriere di inaccessibilità
  • barriere comportamentali
  • barriere di contenimento del pericolo
  • barriere di contenimento del danno
  • barriere di riduzione del pericolo
  • barriere di riduzione del danno
  • barriere di contemporaneità del pericolo
  • barriere di contemporaneità del contatto
  • barriere di allarme
  • barriere di sostituzione
  • barriere composite.
Le suddette barriere dovranno essere tali ridurre il/i corrispondente/i fattori di rischio di un valore pari al loro livello. Quindi, sulla base di quanto affermato per i fattori di rischio, le barriere potranno assumere valori da 0 (zero) a 4:
  • barriera di valore 0 (zero) barriera non sopporta nessuna sollecitazione
  • barriera di valore 1 barriera in grado di sopportare solo minime sollecitazioni
  • barriera di valore 2 barriera in grado di sopportare le normali sollecitazioni
  • barriera di valore 3 barriera in grado di sopportare le sollecitazioni di progetto ivi compresi gli eventuali coefficienti di sicurezza
  • barriera di valore 4 barriera in grado di sopportare qualsiasi tipo di sollecitazione ivi comprese quelle anomale.
Per meglio comprendere le barriere si riportano alcuni esempi di normale utilizzo delle barriere:
  • parapetto (barriera di inaccessibilità )
  • utilizzo dei DPI (solitamente barriera di contenimento del danno)
  • contenitori sostanze chimiche (barriera di contenimento del pericolo)
  • mezzi antincendio (barriera di contenimento del danno)
  • impianto di illuminazione di emergenza (barriera di contenimento del pericolo)
  • corsi di formazione (barriera comportamentale)
  • cellule fotoelettriche sulle macchine nelle zone di pericolo (barriera di contemporaneità del pericolo)
  • blocco dell’interruttore generale in caso di fuga di gas (barriera di contemporaneità del contatto)
  • allarme antincendio, segnaletica di sicurezza (barriera di allarme)
  • sostituzione di un processo/prodotto pericolo con un altro che lo è meno o non lo è (barriera di sostituzione)
  • due o più delle barriere precedenti (barriera composita).
Nella terza parte affronteremo il processo di riduzione del rischio.

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