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Esposizioni sporadiche amianto (ESEDI)

asbestos
La Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, con Circolare n 15 del 25 gennaio 2011, ha emanato degli Orientamenti pratici per la determinazione delle esposizioni sporadiche e di deboli intensità (ESEDI) all’amianto.

Sono stati stabiliti i parametri che permettono di individuare le attività in cui l'esposizione all'amianto è un evento sporadico e di debole intensità.  In caso di esposizione sporadica e di debole intensità all'amianto, il datore di lavoro è ugualmente tenuto a rispettare quanto disposto dal Titolo IX, Capo 3 del D.Lgs. 81/2008, ad eccezione delle disposizioni elencate all'articolo 249, comma 2.
Ma vediamo, prima di esaminare quali siano gli obblighi vigenti, cosa si intende per ESEDI.
I parametri di sporadicità dell’attività svolta sulla base della frequenza degli interventi compiuti e quelli entro cui i livelli di esposizione inalatoria del singolo lavoratore possono essere definiti di debole intensità. Un’attività, quindi, può essere classificata “ESEDI” se viene effettuata:

  • per massimo 60 ore l’anno

  • se ogni singolo intervento dura non più di 4 ore, comprensive di pulizia del sito, della messa in sicurezza dei rifiuti e della decontaminazione dell’operatore

  • se non vengono effettuati  più di 2 interventi al mese

  • se il TLV-TWA è non superiore a 10 ff/l

  • so non vi sono adibiti più di tre lavoratori contemporaneamente.

Il parametro migliore per definire le esposizioni sporadiche e di debole intensità è la dose cumulata annua, riferita a uno scenario di esposizione professionale di 1920 ore annue, cioè 240 giornate lavorate di 8 ore ciascuna.
Per determinare quali attività lavorative possano rientrare nelle definizioni di “ESEDI” si devono verificare le condizioni di sporadicità dell’attività svolta sulla base della frequenza degli interventi compiuti e di contestuale debole intensità dei livelli di esposizione inalatoria del singolo lavoratore o dei lavoratori, ivi compresi quelli di cui all’art. 21 del D. Lgs. 81/08 e s.m.i. nelle diverse attività svolte in presenza di amianto.
La Commissione Consultiva permanente riporta inoltre, a titolo
indicativo e non esaustivo, un primo elenco eventualmente aggiornabile in futuro, comprendente quattro categorie di attività classificabili come ESEDI:
 1.
     Brevi attività non continuative di manutenzione durante le quali il lavoro viene effettuato solo su materiali non friabili, come interventi di emergenza per rottura su condotte idriche, finalizzati al ripristino del flusso e che non necessitino l’impiego di attrezzature da taglio con asportazione di truciolo.
2.
     Rimozione senza deterioramento di materiali non degradati in cui le fibre di amianto sono fermamente legate a una matrice, come rimozione di vasche e cassoni per l’acqua, qualora questi manufatti possano essere rimossi dalla loro sede senza dover ricorrere alla rottura degli stessi manufatti.
3
.     Operazioni di incapsulamento e confinamento di materiali contenenti amianto che si trovano in buono stato, come interventi su MCA non friabile ed in buono stato di conservazione.
4.
     Operazioni di sorveglianza e controllo dell’aria e prelievo dei campioni ai fini dell’individuazione della presenza di amianto in un determinato materiale, come il campionamento e l’analisi di campioni aerei o massivi e attività di sopralluogo per accertare lo stato di conservazione dei manufatti installati.
Va segnalato che le aziende iscritte alla Categoria 10 dell’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali non possono usufruire delle suddette facilitazioni e, quindi, dichiarare il proprio personale addetto ad attività ESEDI.
Ma vediamo cosa dispone l’articolo 249 comma 2 del D.Lgs. 81/2008:

Articolo 249 - Valutazione del rischio
l. Nella valutazione di cui all'articolo 28, il datore di lavoro valuta i rischi dovuti alla polvere proveniente dall'amianto e dai materiali contenenti amianto, al fine di stabilire la natura e il grado dell’esposizione e le misure preventive e protettive da attuare.
2. Nei casi di
esposizioni sporadiche e di debole intensità (ESEDI) e a condizione che risulti chiaramente dalla valutazione dei rischi di cui al comma 1 che il valore limite di esposizione all’amianto non è superato nell'aria dell'ambiente di lavoro, non si applicano gli articoli 250, 251, comma 1, 259 e 260, comma 1, nelle seguenti attività:
a) brevi attività non continuative di manutenzione durante le quali il lavoro viene effettuato solo su materiali non friabili;
b) rimozione senza deterioramento di materiali non degradati in cui le fibre di amianto sono fermamente legate ad una matrice;
c) incapsulamento e confinamento di materiali contenenti amianto che si trovano in buono stato;
d) sorveglianza e controllo dell’aria e prelievo dei campioni ai fini dell'individuazione della presenza di amianto in un determinato materiale.

Sono quindi escluse, nel caso le attività lavorative possano classificarsi come ESEDI, le disposizioni elencate agli articoli:

  • 250 - notifica all’organo di vigilanza

  • 251 comma 1 - Misure di prevenzione e protezione,

  • 259 – Sorveglianza sanitaria

  • 260 comma 1 - Registro di esposizione e cartelle sanitarie e di rischio: 1. Il datore di lavoro, per i lavoratori di cui all’articolo 246, che nonostante le misure di contenimento della dispersione di fibre nell’ambiente e l’uso di idonei DPI, nella valutazione dell’esposizione accerta che l’esposizione è stata superiore a quella prevista dall’articolo 251, comma 1, lettera b), e qualora si siano trovati nelle condizioni di cui all’articolo 240, li iscrive nel registro di cui all’articolo 243, comma 1, e ne invia copia agli organi di vigilanza ed all’ISPESL. L’iscrizione nel registro deve intendersi come temporanea dovendosi perseguire l’obiettivo della non permanete condizione di esposizione superiore a quanto indicato all’articolo 251, comma 1, lettera b)” 

La circolare emanata il 25 gennaio 2011 ricorda di assicurare le misure igieniche previste dall’articolo 252 del D.Lgs 81/08, con particolare riguardo per Dispositivi di Protezione Individuale delle vie respiratorie, che dovranno avere un fattore di protezione operativo non inferiore a 30 (ad es. FFP3). L'inosservanza della disposizione può comportare la sanzione dell’arresto tre a sei mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 euro per il datore di lavoro e il dirigente. 

Secondo quanto disposto all'articolo 252, quindi, anche in caso di ESEDI, "fermo restando quanto previsto dall'articolo 249, comma 2, per tutte le attività di cui all’articolo 246, il datore di lavoro dovrà adottare le misure appropriate affinché i luoghi in cui si svolgono tali attività siano:
1)
chiaramente delimitati e contrassegnati da appositi cartelli;
2)
accessibili esclusivamente ai lavoratori che vi debbano accedere a motivo del loro lavoro o della loro funzione;
3) oggetto del
divieto di fumare;
b) siano predisposte
aree speciali che consentano ai lavoratori di mangiare e bere senza rischio di contaminazione da polvere di amianto;
c) siano messi a disposizione dei lavoratori
adeguati indumenti di lavoro o adeguati dispositivi di protezione individuale;
d) detti indumenti di lavoro o protettivi
restino all'interno dell'impresa. Essi possono essere trasportati all'esterno solo per il lavaggio in lavanderie attrezzate per questo tipo di operazioni, in contenitori chiusi, qualora l'impresa stessa non vi provveda o in caso di utilizzazione di indumenti monouso per lo smaltimento secondo le vigenti disposizioni;
e) gli
indumenti di lavoro o protettivi siano riposti in un luogo separato da quello destinato agli abiti civili;
f) i lavoratori possano disporre di
impianti sanitari adeguati, provvisti di docce, in caso di operazioni in ambienti polverosi;
g)
l'equipaggiamento protettivo sia custodito in locali a tale scopo destinati e controllato e pulito dopo ogni utilizzazione: siano prese misure per riparare o sostituire l'equipaggiamento difettoso o deteriorato prima di ogni utilizzazione.

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