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Rischio chimico negli uffici (indoor)

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In questo articolo, cercheremo di analizzere la presenza del “rischio chimico” all’interno degli ambienti chiusi (indoor), come ad esempio gli uffici. Il rischio chimico è stato quasi esclusivamente connesso agli ambienti di lavoro oppure all’inquinamento nell’ambiente esterno ma, diversi studi hanno evidenziato come negli ambienti chiusi i pericolo possono essere molto elevati esponendoci a composti chimici potenzialmente molto tossici. E’ dunque importante individuare le potenziali fonti di rischio al fine di adottare le eventuali misure di prevenzione.
Da diversi studi risulta che a determinare problemi di qualità dell’aria all’interno degli uffici concorrono:
  • Insufficiente ventilazione
  • Inquinamento interno (isolanti e rivestimenti, arrendi, fotocopiatrici, fumo di sigaretta, prodotti di combustione, prodotti per la pulizia)
  • Inquinamento esterno (prodotti di combustione, inadeguati punti di presa d’aria, radioattività terrestre)
  • Contaminanti biologici.
Considerando che oramai le persone trascorrono buona parte del proprio tempo in ambienti al chiuso, il problema dell’inquinamento all’interno di essi è emerso fortemente dal desiderio di migliorare la qualità della vita di ognuno di noi. La qualità dell’aria interna agli edifici è infatti importante nel consentire agli occupanti di un qualsiasi ambiente lavorativo di svolgere adeguatamente le loro normali attività.
Gli inquinamenti chimici presenti all’interno degli uffici possono essere:
  • gas di combustione
  • particolato aerodisperso
  • asbesto ed altre fibre
  • idrocarburi aromatici policiclici
  • composti organici volativi (VOC)
  • formaldeide
  • antiparassitari.
Gli inquinamenti chimici nell’aria indoor sono presenti in genere come miscele complesse, alcuni di essi hanno origine quasi esclusivamente dall’interno, altri possono provenire dall’esterno, in particolare in condizione di elevato inquinamento.
Gli effetti dell’inquinamento dell’aria comprendono malattie specifiche con manifestazioni a carico di vari organi ed apparati in funzione della natura del composto e del suo meccanismo d’azione. Gli apparati più frequentemente interessati sono la cute, il respiratorio, il cardiovascolare ed il sistema nervoso centrale periferico.
I principali contaminanti chimici comprendono:
  • ossidi di azoto - il biossido è il composto più frequentemente interessato, a piccole concentrazioni, diminuisce la funzione respiratoria nei bambini e forse negli adulti, ha inoltre un effetto sinergico con altri inquinanti per indurre immunodepressione ed alterazioni anatomofunzionali dei polmoni;
  • monossido di carbonio - gli effetti dipendono dalla quantità di carbossiemoglobina che si forma, potendosi avere da crisi di angina pectoris (ufficio con fumatori), a debolezza e diminuita capacità lavorativa (fumatore medio), a cefalea, aumento crisi cardiache;
  • anidride solforosa - irrita le mucose delle vie respiratorie ed incrementa la resistenza delle vie aeree;
  • particolato inalabile - produce effetti simili all‘anidride solforosa con cui agisce in sinergia, provoca anche irritazione delle mucose oculari;
  • idrocarburi aromatici policiclici - sono sostanze libere in fase gassosa o adsorbite su particolato inalabile, determinano effetti genotossici sono considerati potenziali cancerogeni per l‘uomo;
  • composti organici volatili (VOC) - sono oltre 900 le sostanze conosciute che rientrano in questo gruppo che comprende quasi tutte le categorie di composti conosciuti della chimica organica, dagli idrocarburi alifatici agli alcoli, alle aldeidi, ai chetoni , agli esteri ed ai terpeni. Essi sono causa di molti effetti che vanno dall‘irritazione delle mucose delle vie aeree ed oculari, ad effetti mutageni o cancerogeni (benzene) o associati (stirene).
  • formaldeide - provoca irritazione delle mucose e delle vie aeree;
  • antiparassitari - determinano effetti tossici sul sistema nervoso centrale e periferico, sul fegato e sul sistema riproduttore. Sono in grado di essere anche sensibilizzanti ed allergenici,
  • fibre minerali - esse comprendono sia fibre naturali, in particolare l'amianto, sia fibre artificiali fra cui interessano la lana di vetro e la lana di roccia. In particolare l‘interesse cade sull'amianto che determina, considerate le basse esposizioni, un incremento di rischio di comparsa del mesotelioma pleurico.

Misure di prevenzione e protezione
Lo studio e la risoluzione dei problemi della qualità dell’aria indoor, può essere suddivisa schematicamente in quattro fasi.
Nella prima fase, dedicata all’acquisizione dei dati sull’edificio, prevede la conoscenza della sua ubicazione, la suddivisione e la destinazione d’uso degli ambienti e le caratteristiche costruttive. Quindi si devono inventariare tutte le potenziali sorgenti di inquinamento da attività esterne ed interne, quelle che hanno origine dagli arredi e dai materiali di costruzione e quelle provenienti da apparecchiature o congegni meccanici di corrente utilizzo.
E’ assolutamente necessario conoscere le caratteristiche costruttive dell‘impianto di termoventilazione, la sua portata d‘aria, la rete di distribuzione e il ricircolo dell'aria trattata.
Infine bisogna raccogliere informazioni sugli interventi di manutenzione sia ordinaria che straordinaria oltre che sugli interventi di pulizia.
Nella seconda fase di lavoro viene effettuato il rilievo della situazione in loco : durante il sopralluogo vengono verificati i dati acquisiti precedentemente ed in particolare le caratteristiche degli impianti, delle attrezzature di lavoro , degli arredi e della struttura dell‘ edificio.
Durante la terza fase vanno effettuate le indagini strumentali rivolte alla valutazione quali-quantitativa del microclima e dell‘inquinamento dell‘aria . Va effettuato il rilievo sistematico di:
  • indicatore indiretto di ventilazione e di affollamento
  • indice delle emissioni da sorgenti di combustione
  • indice di inquinamento particellare e di efficienza dei sistemi di filtrazione dell’aria
  • indice del carico globale dei composti organici
  • formaldeide, indicatore di rilascio da arredi e rivestimenti
  • il microclima
  • CFU per i microrganismi.
Come valutazione opzionale vanno valutate le fibre minerali, la radioattività e la diluizione dei gas traccianti (ricambio dell’aria).
La quarta fase si attua se le misurazioni evidenziano inquinamento di qualche classe di agenti di grado elevato. Consistono fondamentalmente nella tipizzazione specialistica degli inquinanti e nella stima dei tempi di esposizione dei soggetti che lavorano in quella sede.
La bonifica è rappresentata da interventi atti a eliminare o contenere le sorgenti di emissione degli inquinanti e sulla ottimizzazione della funzionalità del sistema di termoventilazione.
In particolare per i prodotti di combustione si tratta di sigillare, pressurizzare o ventilare in maniera adeguata i locali in prossimità di autorimesse e zone di intenso traffico veicolare e di eliminare le emissioni da sorgenti.
Per i VOC si cerca di eliminare le sorgenti anche cambiando gli arredi o , per quanto possibile, i materiali di costruzione e rivestimento, o di ridurne la concentrazione incrementando la ventilazione, o collocando in appositi locali ben ventilati o lontani dalle persone apparecchiature quali fotocopiatrici e stampanti laser.
Fonti ed approfondimenti sulle sostanze tossiche emesse dai Toner, fotocopiatrici e stampanti
All’interno di un ufficio, spesse volte, c’è scarsa attenzione verso le sostanze tossiche emesse da molti prodotti commerciali. Tra questi, ricordiamo i toner, cioè gli inchiostri usati nelle stampanti e nelle fotocopiatrici. Il toner è tossico di per se (dato che sono tossici alcuni degli ingredienti di cui è costituito) ma emette anche sostanze tossiche attraverso le stampanti e le fotocopiatrici che lo utilizzano.
Ci sono due aspetti da considerare :
1. Le sostanze tossiche contenute nel toner;
2. Le sostanze tossiche emesse dalle attrezzature che utilizzano il toner.

Ingredienti tossici di un Toner
Il toner è composto da particelle di carbone, ossidi metallici (ferro e rame principlamente ma anche, titanio, cobalto, nichel, cromo, zinco, storzio, zirconio, cadmio, stagno, tellurio, tungsteno, tentalio e piombo), sostanze polimeriche e altri eventuali additivi.
Viene usato nelle stampanti, nelle fotocopiatrici e nei fax : un tamburo lo deposita inizialmente sui fogli da stampare e successivamente, passando attraverso un riscaldatore, il toner viene fuso imprimendosi sulla carta e creando il testo e le immagini stampate.
Ne fanno parte:
Nerofumo (chiamato anche Nero di carbone o Carbon-black)
E’ il pigmento che da la colorazione ai toner neri: tutti i toner neri contengono il nerofumo, in genere in combinazione con l’ossido di ferro. Nei toner di altri colori vengono usati pigmenti organici sintetici per la colorazione.
Il nerofumo è un cancerogeno accertato: è definito tale dal principale organismo competente in materia praticamente da sempre (come lo è il carbone).
Questa sostanza tende ad essere usata nelle sue applicazioni (toner, gomma, etc) in particelle di dimensioni sempre più piccole, che permettono ovviamente dettagli di stampa più precisi, ma ne aumentano enormemente il pericolo per la salute: vengono inalate molto più facilmente, ma essendo molto piccole, e non idrosolubili, non vengono espulse dal nostro organismo.
Metalli pesanti
Sono svariati i metalli pesanti presenti nei toner : i più pericolosi per natura o quantità in cui sono presenti sono il Monossido di Nichel ed il Cromo Esavalente.
Nichel monossido è cancerogeno e può produrre il cancro per inalazione.
Cromo ed i suoi composti sono spesso contenuti nei toner ed è ben saputo che anche in piccole quantità è molto tossico.
Sostanze termoplastiche Nei toner si trovano sempre utilizzati sostanze termoplastiche come lo Stirene e i Bisfeno A.
Stirene è estremamente aggressivo ed è associato ad alcune patologie occupazionali dall’Inail.
Bisfeno A è conosciuto per i suoi effetti tossici ed è ancora utilizzato in diversi prodotti commerciali tra cui prodotti in plastica per bambini, poiché conferisce morbidezza).
Silice Nei toner vengono usate varie forme di silice. La silice cristallina inalata in forma di quarzo o cristobalite è cancerogena per gli umani, invece la silice in forma amorfa non è considerata cancerogena.
Composti radioattivi Tra le sostanze utilizzate in alcune fotocopiatrici, ci sono dei composti radioattivi emettitori alfa, utilizzati per evitare inceppamenti della carta. Le radiazioni alfa non hanno un potere penetrante elevato e l’epidermide è sufficiente a bloccarli. Possono però creare dei seri danni se penetrano nell’organismo (inalazione, tramite ferite cutanee, etc).

Emissioni tossiche di un Toner
Il secondo aspetto del rischio legato ai toner è rappresentato dalle emissioni delle stampanti laser e fotocopiatrici: queste possono essere anche di natura chimica molto diversa dai componenti originari del toner.
Durante le operazioni di stampa e fotocopiatura avvengono processi chimici e fisici complessi nei quali le componenti del toner e della carta reagiscono sotto l’effetto della luce e delle temperature elevate. Queste reazioni possono liberare composti organici volatili (COV) di diverse classi, particelle di toner, particelle di carta, ma anche diversi gas che vengono rilasciati nell’aria circostante. La qualità e la quantità delle sostanze emesse dipendono dal procedimento tecnico , dal tipo di toner e di carta utilizzato, dal modello e dall’età dell’apparecchio, dalla manutenzione e dalle condizioni ambientali.
Le emissioni tossiche accertate sono elencate qui di seguito
  • Polveri di Toner - le polveri di toner sono classificabili come polveri respirabili biopersistenti (in grado di penetrare negli alveoli polmonari, dove si accumulano non riuscendo ad essere espulse). Infatti la polvere di toner è costituita principlamente da materiale polimerico, non solubile nelle soluzioni acquose e quindi persistente nei tessuti e nei liquidi biologici.
  • Benzene (cancerogeno) - il toner nero contiene sempre un 50% di derivati del carbone o del petrolio che, sottoposti a riscaldamento elevato, rilasciano nell’aria benzene.
  • Formaldeide (cancerogeno) - i processori fotochimici di stampa sollecitano con il calore la carta provocando il rilascio di formaldeide.
  • Ozono : è estremamente reattivo ed aggressivo.
  • Composti Organici Volatili (VOC) - si liberano in particelle ultrafini e gas. Si originano nell’unità di fissaggio e possono derivare dalla fusione del toner ma anche dal riscaldamento della carta.

Precauzioni da adottare con stampanti e fotocopiatrici
  • Attenersi scrupolosamente alle istruzioni riportate nel manuale d'uso delle stampanti laser e delle fotocopiatrici.
  • Collocare gli apparecchi in un locale ampio e ben ventilato.
  • Installare le apparecchiature di elevata potenza in un locale separato e installare un impianto di aspirazione locale.
  • Non direzionare le bocchette di scarico dell’aria verso le persone.
  • Eseguire regolarmente la manutenzione delle apparecchiature;
  • Optare per sistemi di toner chiusi.
  • Sostituire le cartucce del toner secondo le indicazioni del produttore e non forzare l'apertura.
  • Rimuovere con un panno umido le tracce di toner; lavare le parti principali con acqua e sapone; in caso di contatto con gli occhi, lavare con acqua per 15 minuti; in caso di contatto con la bocca, sciacquare abbondantemente con acqua fredda. Non utilizzare acqua calda o bollente, altrimenti il toner diventa appiccicoso.
  • Eliminare con molta cautela i fogli inceppati per non sollevare polvere.
  • Utilizzare guanti monouso per ricaricare il toner liquido o in polvere.
  • Quando si manipola il toner (per la sostituzione o per via di malfunzionamenti) e la stampante occorre sempre adoperare gli appositi dispositivi di protezione individuale (DPI) guanti e mascherina.
  • Collocare la stampante in luogo quanto più separato possibile da dove si soggiorna lungamente.
  • Dotate la stampante di un sistema certificato di cattura delle emissioni inquinanti.
  • Comprate il toner solo se è provvisto di specifica tecnica.
Si consiglia di coprire la stampante quando è inattiva: il toner ha come altre polveri la capacità, di percorrere le correnti d'aria naturali degli ambienti chiusi, la cartuccia del toner una volta inserita nella stampante resta aperta, altra polvere rimane dispersa nei meccanismi, ne consegue che anche spenta la stampante immette polvere nell'aria. La copertura della stampante è senza dubbio un sistema non efficace per contenere il toner internamente ma limita il movimento d'aria e quindi l'inquinamento da dispersione della polvere.
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