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Infortuni e manovra finanziaria

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Nel 2010 gli infortuni sul lavoro – circa 800 mila in un anno – sono costati all’Italia una cifra complessiva che l’Inail ha stimato essere intorno ai 24 miliardi euro, per fare un paragone lo stesso volume economico del debito estero della Serbia e, più o meno, lo stesso costo della manovra correttiva alla Finanziaria approvata l’anno scorso anno per il biennio 2010 – 2011.
Evitare gli infortuni sul lavoro potrebbe dunque avere due grandi vantaggi, risparmiare sofferenza e risparmiare anche tasse e riduzione di servizi ai cittadini. Questo perché un infortunio significa tante cose che si traducono in altrettanti costi per il sistema economico del paese. Pensiamo ad esempio in primo luogo ai soccorsi, che spesso devono avvenire sul posto, poi alle cure mediche e spesso alla degenza ospedaliera, le visite successive, i passaggi burocratici, l’indennizzo a carico dell’Inail per l’infortunio subito e per l’eventuale invalidità con relativo sussidio. Per non parlare, nel malaugurato caso delle morti bianche, del sussidio per i superstiti.
E poi, ancora, ci sono le assenze da lavoro successive all’infortunio, che si traducono in una spesa per l’Inail e anche in una perdita di produttività per l’azienda stessa.
Il totale di 24 miliardi di euro in un anno tradotto significa che ogni singolo incidente sul lavoro è costato al sistema Italia circa 30 mila euro, più o meno lo stipendio lordo annuo di un lavoratore medio; certo ci sono poi infortuni lievi che costano molto di meno, ma anche alcuni gravissimi che superano queste stima media.
L’Inail ha presentato questi dati in occasione di un convegno tenutosi nei giorni scorsi a Firenze sul tema della sicurezza del lavoro. Per l’occasione a commentare i dati è intervenuto il presidente del Comitato di Indirizzo e Vigilanza dell’Inail Franco Lotito che ha sottolineato come fare sicurezza “conviene, anche dal punto di vista strettamente economico e non solo dal punto di vista, importantissimo, dei costi umani. La non sicurezza ci costa 24 miliardi di euro l’anno, è un costo insopportabile, sono soldi buttati via e che per di più significano la distruzione della salute e della vita dei lavoratori. E questo solo considerando gli infortuni che vengono denunciati all’Inail” che, come è noto, non prendono in considerazione tutti quelle che vengono taciuti e che spesso passano come giorni di malattia o di permesso e tutti quelli che vengono invece nascosti perché riguardano lavoratori in posizioni non regolari.
L'INAIL mette a disposizione degli assicurati uno strumento per ottenere la riduzione del premio obbligatorio che può anche arrivare al 30 per cento secondo quanto riportato nella tabella seguente (D.M. 12.12.2000).












Lavoratori-anno
riduzione
fino a 10

30%

da 11 a 50

23%

da 51 a 100 

18%

da 101 a 200

15%

da 201 a 500

12%

Oltre 500

7%

Questo però comporta l’adesione e la messa in pratica di alcune nuove regole che non sono uguali per tutti i settori, ma che gli esperti dell’Inail hanno elaborato per ogni singolo settore di lavoro e sono dunque altamente specifiche oltre che di più immediata applicazione. Questo perché, come ha spiegato lo stesso Lotito al convegno di Firenze “bisogna tener conto delle differenze, anche in termini di organizzazione ed esigenze, tra una impresa del settore edile e una agricola o di altre tipologie del tutto differenti”.
Bisognerebbe studiare forme di incentivazione (riduzione del carico fiscale) per le imprese che ottengono un miglioramento del fenomeno infortunistico nel medio/lungo periodo (oltre i 5 anni) che vadano oltre l'oscillazione prevista dall'INAIL.

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