You are safer with us

Newsletter Ministero del Lavoro

SPML
E’ online il nuovo numero di “Sicurezza e Prevenzione” il mensile di informazione realizzato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in collaborazione con la redazione del Sole 24 Ore.
In questo numero 13 di “Sicurezza e Prevenzione” si parla di stress lavoro-correlato:
  • Linee di indirizzo del Ministero;
  • Quadro normativo di riferimento;
  • Metodologia per la valutazione del rischio.
Il 25% dei lavoratori europei dichiara di soffrire di stress sul lavoro. Lo ha rilevato un’indagine della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di lavoro, mentre l’Organizzazione mondiale della sanità prevede che, entro il 2020, la depressione diventerà la causa principale di assenza al lavoro.
Lo stress lavoro-correlato viene descritto dall’Accordo europeo dell’8 ottobre 2004 quale “condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro”. Nell’ambito del lavoro questo squilibrio si può verificare quando il lavoratore non si sente in grado di corrispondere alle richieste lavorative.
Tuttavia, non tutte le manifestazioni di stress sul lavoro possono essere considerate come stress lavoro-correlato. Lo stress lavoro-correlato, infatti, è quello causato da vari fattori propri del contesto e del contenuto del lavoro.
La valutazione si articola in due fasi:
  1. una necessaria, ossia la valutazione preliminare;
  2. l’altra eventuale, da attivare nel caso in cui la valutazione preliminare riveli elementi di rischio da stress lavoro-correlato e le misure di correzione adottate dal datore di lavoro si rivelino inefficaci.
La valutazione preliminare consiste nella rilevazione di indicatori oggettivi e verificabili, se possibile numericamente apprezzabili, appartenenti quanto meno a tre distinte famiglie:
  • eventi sentinella,
  • fattori di contenuto del lavoro
  • fattori di contesto del lavoro.
Se dalla valutazione preliminare non emergono elementi di rischio da stress lavoro-correlato tali da richiedere il ricorso ad azioni correttive, il datore di lavoro sarà tenuto a darne conto nel Documento di valutazione del rischio (Dvr) e a prevedere un piano di monitoraggio. Diversamente, cioè nel caso in cui vengono rilevati elementi di rischio da stress lavoro-correlato tali da richiedere azioni correttive, si procede alla pianificazione e all’adozione degli opportuni interventi correttivi, come interventi organizzativi,
tecnici, procedurali, comunicativi, formativi. Se questi interventi correttivi risultano inefficaci, si procede, nei tempi che la stessa impresa definisce nella pianificazione degli interventi, alla fase di valutazione successiva, la cosiddetta
valutazione approfondita.
La
valutazione approfondita rileva la percezione soggettiva dei lavoratori, ad esempio attraverso strumenti come questionari, focus group, interviste semi-strutturate, sulle famiglie di fattori/indicatori.
La data del 31 dicembre 2010 deve essere intesa come data di avvio delle attività di valutazione. La programmazione temporale delle attività di valutazione e l’indicazione del termine finale per il loro svolgimento devono essere riportate nel Documento di valutazione dei rischi.
Le linee di indirizzo perseguite dal Ministero del Lavoro in questo ambito riguardano:
  • la brevità e semplicità, perché è destinato a un utilizzo ampio e riferito a imprese non necessariamente munite di strutture di supporto in possesso di specifiche competenze sul tema;
  • l’individuazione di una metodologia applicabile a ogni organizzazione di lavoro, indipendentemente dalla sua dimensione, e che permetta una prima ricognizione degli indicatori e dei fattori di rischio da stress lavoro-correlato;
  • l’applicazione di questa metodologia a “gruppi di lavoratori” esposti, in maniera omogenea, allo stress lavoro-correlato e non al singolo lavoratore, che potrebbe avere una sua peculiare percezione delle condizioni di lavoro;
  • l’individuazione di una metodologia di maggiore complessità rispetto alla prima, ma eventuale, destinata a essere necessariamente utilizzata, quando la precedente fase di analisi e la conseguente azione correttiva non abbia, in sede di successiva verifica, dimostrato un abbattimento del rischio da stress lavoro-correlato;
  • la valorizzazione, in un contesto di pieno rispetto delle previsioni del Testo unico, delle prerogative e delle facoltà dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e dei medici competenti;
  • l’individuazione di un periodo transitorio di durata limitata per la programmazione e il completamento delle attività da parte dei soggetti obbligati.
blog comments powered by Disqus