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Esposizione a silice libera cristallina (SLC)

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Il Gruppo di lavoro “Igiene Industriale “ del Network Italiano Silice (NIS) ha pubblicato il documento: "VALUTAZIONE DEL RISCHIO DOCUMENTO DI LINEE GUIDA PER LA VALUTAZIONE DELL’ESPOSIZIONE PROFESSIONALE A “SILICE LIBERA CRISTALLINA”.Il problema dell’esposizione a Silice Libera Cristallina (SLC) nei luoghi di lavoro, infatti, è particolarmente rilevante, essendo questo agente di rischio presente in numerose attività lavorative. La SLC è infatti estremamente comune in natura e utilizzata in una vasta gamma di prodotti a uso civile e industriale.
La pericolosità di tale agente, già nota da tempo, è stata recentemente rivalutata dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC 1997), che ha classificato quarzo e cristobalite nel gruppo 1 (l’agente è cancerogeno per l’uomo) nel caso dell’esposizione negli ambienti di lavoro
.
L’indice di rischio Ir è dato dal rapporto tra il MEL-TWA (Measured Exposure Level) ed il valore limite preso a riferimento (TLV-TWA). Quindi, Ir > 1, indica che il MEL-TWA è superiore al TLV-TWA, mentre Ir < 1 indica che il MEL-TWA è inferiore al TLV-TWA. Bisogna comunque avere ben chiaro che un Ir inferiore ad 1
non implica automaticamente che l’esposizione sia al di sotto del TLV-TWA: Ir è una delle grandezze utilizzate, in riferimento alla considerazioni statistiche impiegate, per confrontare il valori di esposizione misurati con i TLV-TWA.
Nei casi reali di esposizione multifattoriale, ammesso che si disponga dei TLV-TWA per tutti gli agenti chimici coinvolti, determinare a quale modello far riferimento è un compito che spesso può andare oltre le competenze dell’igienista industriale, richiedendo delle specifiche conoscenze sul metabolismo degli inquinanti e sui loro meccanismi di interazione. Relativamente al caso specifico della SLC, in assenza di indicazioni specifiche sembra opportuno considerare comunque un effetto additivo nel caso di esposizione contemporanea a più forme cristalline.
La principale difficoltà nel confrontare i dati sperimentali con il TLV-TWA consiste nel fatto che non è chiaro quando questi ultimi debbano essere considerati superati e/o rispettati. Purtroppo indicazioni inequivocabili in merito al loro uso non sono fornite neanche dagli organismi che li emanano e, pertanto, a riguardo si hanno spesso interpretazioni contrastanti.
Un approccio pragmatico al problema potrebbe suggerire di verificare che l’indice di rischio (Ir), calcolato come descritto nel capitolo 5, sia superiore od inferiore ad 1, ma una più attenta analisi mostra come la concentrazione misurata in una singola giornata lavorativa, e quindi Ir, abbia una enorme variabilità, sia tra una giornata lavorativa e l’altra, sia tra lavoratori della stessa ditta che eseguono la stessa mansione. Vi sono poi attività, come quasi tutte quelle artigianali, o tipologie di mansioni, quali quella di manutentore, in cui si possono avere elevate esposizioni solo in limitati periodi dell’anno e un’esposizione estremamente bassa per i restanti periodi.
Un approccio alternativo potrebbe consistere nell’esigere che il TLV-TWA non sia superato in nessuna giornata lavorativa: come dovrebbe risultare chiaro dai successivi paragrafi, per poter affermare sulla base di un numero limitato di misurazioni che ciò avvenga, Ir dovrebbe assumere valori dell’oridne di 10
-2 (cioè l’esposizione misurata dovrebbe essere un centesimo o anche meno del TLV-TWA).
L’orientamento più accreditato tra gli igienisti industriali è quello di considerare rispettato il TLV-TWA di una specifica sostanza quando Ir è inferiore ad 1 per più del 95% dei turni lavorativi. Analogamente, si ha il superamento del TLV-TWA quando Ir è superiore ad 1 per più del 5% dei turni lavorativi.
Per determinare il rispetto o il superamento di un TLV-TWA secondo questi criteri, sarebbero necessari i dati di esposizione relativi a tutti i turni lavorativi; nella pratica, è ragionevole supporre che si abbia un numero estremamente esiguo di dati di esposizione, spesso solo poche unità. Per confrontare un numero limitato di dati sperimentali di esposizione con un TLV-TWA, è necessario ipotizzare la distribuzione dalla quale essi provengono, scegliere un livello di confidenza (generalmente il 95%) e rifarsi a qualche procedimento statistico.
Le procedure statistiche devono essere considerate come un imprescindibile ausilio a tutte le valutazioni che l’igienista industriale deve eseguire per stabilire, in scienza e coscienza, la rispondenza o meno ad un dato TLV-TWA.
L’igienista, del resto, non dovrà limitarsi a una loro meccanica applicazione, ma dovrà utilizzarle ed al limite interpretarle alla luce della propria esperienza, anche perché vi sono degli aspetti, alcuni dei quali riportati nei paragrafi seguenti, che, sebbene rivestano la massima importanza nella corretta valutazione del rischio, sono difficili da formalizzare in una analisi statistica.
I TLV-TWA sono riferiti al singolo lavoratore. Dal momento che può essere problematico campionare singolarmente tutti i lavoratori di una ditta, si adottano in igiene industriale delle strategie semplificative. Due delle più utilizzate consistono nel:
- campionare, nel caso sia inequivocabile individuarla, solo la persona che si trova nella situazione di massima esposizione (maximum risk employee);
- suddividere i lavoratori in gruppi omogenei rispetto all’esposizione, campionare casualmente solo alcuni individui del gruppo ed estendere le considerazioni
sull’esposizione anche ai lavoratori del gruppo omogeneo non campionati (strategia proposta dalla Norma UNI EN 689).
Bisogna comunque essere coscienti delle problematiche che l’impiego di tali strategie semplificate comporta: nel primo caso, se il lavoratore nella situazione di massima esposizione rispetta il TLV-TWA, ne consegue che si troveranno nella stessa situazione anche tutti gli altri lavoratori. Per contro, se tale lavoratore supera il TLV-TWA, l’informazione che ne ricavo riguarderà quell’unico lavoratore e non potrò estenderla agli altri: inoltre, se non posso asserire che tale lavoratore, pur non superandolo, rispetta il TLV-TWA, non ho di fatto alcuna informazione.
Nel secondo caso vi è la grande limitazione che l’unico modo per poter asserire con certezza che il gruppo scelto sia effettivamente un gruppo omogeneo rispetto all’esposizione (HEG) è quello di campionare tutti i membri del gruppo, per cui tale semplificazione potrebbe essere applicata a rigore solo se si ha una approfondita conoscenza pregressa della realtà industriale sotto esame.
Anche nei casi in cui il buon senso consente, senza una pregressa conoscenza della specifica realtà lavorativa in esame, di individuare in maniera inequivocabile il gruppo omogeneo rispetto all’esposizione, vi possono essere delle difficoltà su come estrapolare i risultati per le persone campionate alle persone non campionate, specialmente per le situazioni in cui i valori di esposizione rilevati si trovano a cavallo dei valori scelti per determinare il rispetto e/o il superamento del TLV-TWA.
Per consultare il documento completo clicca
qui.
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