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DPI dell'udito: corretta scelta

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Attualmente, i valori di attenuazione a corredo dei dispositivi di protezione risultano fortemente sovrastimati a causa di una procedura di determinazione incongrua per gli ambienti in cui essi vengono impiegati, ossia i luoghi di lavoro.
Una procedura alternativa è già stata validata ed è già oggetto di norma: andrebbe quindi recepita a livello normativo e legislativo e applicata. In attesa, i valori di attenuazione a corredo dei dispositivi andrebbero corretti applicando i coefficienti proposti dal NIOSH anche se tale metodo solleva non pochi dubbi.
Sussiste inoltre il problema della variabilità dell’attenuazione dei dispositivi tra soggetto e soggetto. Nel caso di rischio uditivo elevato o di peggioramento dei deficit uditivi potrebbe essere così necessario valutare l’attenuazione del dispositivo sul singolo lavoratore. La tecnica che si basa sulla valutazione della soglia uditiva a dispositivi indossati e non indossati potrebbe essere attuata dal medico competente in occasione dell’esame audiometrico periodico.
L’adozione dei DPI dell’udito rappresenta spesso, a causa del loro costo contenuto e dell’impegno modesto che la loro gestione comporta, l’unico intervento di riduzione dei rischi messo in atto. L’impiego di questi dispositivi è quindi fortemente generalizzato: l’attenzione nei loro confronti deve pertanto essere massima.
Insieme ai fattori che direttamente o indirettamente influiscono sulle prestazioni dei dispositivi (deterioramento nel tempo, movimenti temporo-mandibolari e della testa, interferenza con occhiali, capelli, ecc., discomfort, insufficiente formazione dei lavoratori) e accanto alla eccessiva riduzione della percezione uditiva (iperprotezione) che può favorire il verificarsi di infortuni, uno dei problemi più rilevanti riguarda la valutazione dell’adeguatezza dei dispositivi stessi in termini acustici.
La valutazione dell’adeguatezza di un dispositivo richiede la stima del livello di esposizione a dispositivi indossati.
Detta stima si fonda su due aspetti: la capacità di attenuazione, frequenza per frequenza, del dispositivo e le caratteristiche spettrali del rumore che il dispositivo stesso deve attenuare.
I valori di attenuazione dei dispositivi vengono determinati sulla base di un metodo definito dalla norma EN 24869-1 che richiede la valutazione della soglia uditiva a dispositivi indossati e non indossati; dalle differenze, banda per banda, dei livelli di soglia si ricavano i valori di attenuazione. Le prove vengono effettuate su 16 soggetti esperti e selezionati, esposti al rumore emesso da casse acustiche in un ambiente con determinate caratteristiche acustiche. La procedura di vestizione dei dispositivi è particolarmente laboriosa e mira a ottenere la massima attenuazione da parte dei dispositivi. I valori di attenuazione ottenuti, per esplicita affermazione della norma, vanno quindi considerati come prossimi ai massimi raggiungibili e normalmente non conseguibili negli ambienti di lavoro. Essi sono finalizzati alla valutazione delle caratteristiche di progettazione e di realizzazione dei dispositivi.
Ne consegue che i valori di attenuazione riportati a corredo dei dispositivi risultano del tutto diversi da quelli che si possono riscontrare sui lavoratori. Nella realtà, quindi, l’attenuazione dei dispositivi nell’utilizzo quotidiano nei luoghi di lavoro può risultare di 10-20 dB inferiore a
quella dichiarata.
Come comportarsi, quindi?
Il NIOSH propone i seguenti fattori correttivi: 0.75 per le cuffie, 0.50 per gli inserti espandibili, 0.30 per gli altri tipi di inserti auricolari, mentre l’OSHA prevede un coefficiente pari a 0.50 nel caso di tutti i tipi di dispositivi.
Anche se le procedure di correzione sollevano non pochi dubbi, i coefficienti proposti dal NIOSH vanno a nostro avviso applicati.

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