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Alcol ed effetti sulla salute

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Continua la campagna di Ellesic volta a sensibilizzare il lettore sul consumo di alcool. A tal proposito viene proposto un interessante articolo del Dipartimento di Neurologia e Psichiatria,dell'Università di Roma la “Sapienza" ha pubblicato un interessante articolo nel quale vengono analizzate le problematiche di salute connesse al consumo di bevande alcoliche.
Consumare bevande alcoliche è un abitudine frequente e diffusa, integrata nella vita quotidiana della maggioranza delle persone. L’abuso e l’alcol dipendenza determina effetti sullo stato di salute attraverso l’incremento della problematiche e delle patologie alcol-correlate.
L’articolo ha lo scopo di dimostrare come l’abuso e la dipendenza da alcol siano tra i più importanti fattori di rischio per la salute e tra le principali cause di mortalità e morbilità.
Vengono esposti gli effetti sia acuti che cronici sulla salute dovuti all’abuso di alcol e si definiscono i termini di alcol dipendenza e alcolismo elencando i criteri diagnostici per definirli.
Lo strumento preventivo più utile risulta essere un’informazione corretta rivolta al bevitore, al fine di renderlo più consapevole delle conseguenze legate all’alcol e mostrargli come stili di vita più salutari possano avere effetti benefici sulla salute.
L'alcol etilico è classificato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità quale sostanza psicoattiva che può determinare effetti tossici sull'organismo e capace di indurre dipendenza e danni fisici, psicologici e sociali.
L’uso di bevande alcoliche è oggi un’abitudine alimentare e culturale largamente diffusa nel mondo occidentale, integrata nella vita quotidiana della quasi totalità della popolazione.
L’alcol è uno dei più importanti fattori di rischio per la salute dell’uomo, rappresenta una delle principali cause di mortalità e morbilità e il suo consumo è fortemente influenzato dal contesto culturale, sociale, economico e politico. Il danno causato dall’alcol, oltre che al bevitore, si estende alle famiglie e alle collettività gravando sull’intera società.
I rischi legati all’abitudine “al bere” e le possibili conseguenze che ne derivano sono sempre più presenti nei dibattiti proposti dai media e origine di molte iniziative legislative volte ad arginare questo fenomeno.
Ogni anno sono attribuibili, direttamente o indirettamente, al consumo di alcol:
  • il 10 % di tutte le malattie
  • il 10 % di tutti i tumori
  • il 63 % delle cirrosi epatiche
  • il 41 % degli omicidi
  • il 45 % di tutti gli incidenti
  • il 9% delle invalidità e delle malattie croniche (di lunga durata).
L'alcol, dopo essere ingerito, viene rapidamente assorbito dallo stomaco e dall’intestino tenue e si distribuisce nei liquidi corporei. Il metabolismo comincia già nello stomaco ad opera dell’enzima alcol deidrogenasi (ADH) gastrica, per lo più (il 90-95%) avviene nel fegato per opera di una serie di reazioni di ossidazione e per una piccola parte avviene nei reni, muscoli e polmoni. Di questo il 90-98% ritorna nel circolo sanguigno. Il restante (2-10%) viene eliminato attraverso l’urina, le feci, il latte materno, il sudore e l’aria espirata. La velocità con cui l’alcol viene eliminato varia da individuo ad individuo; mediamente l’organismo smaltisce un bicchiere di bevanda alcolica ogni ora.
Secondo dati forniti dall'OMS (1), il consumo di 20 grammi di alcol al giorno (pari a circa 2 bicchieri di vino) determina un aumento percentuale di rischio rispetto a chi non assume bevande alcoliche:
  • del 100% per la cirrosi epatica;
  • del 20-30% per i tumori del cavo orale, faringe e laringe;
  • del 10% per i tumori dell'esofago;
  • del 14% per i tumori del fegato;
  • del 10-20% per i tumori della mammella;
  • del 20% per l'ictus cerebrale.
Gli effetti acuti conseguenti all’assunzione di alcol sono generalmente:
  • effetti organici: epatiti, gastriti, pancreatiti, ecc;
  • effetti psicologici: riduzione delle capacità cognitive, depressione o euforia, ecc;
  • effetti sociali: violenze familiari, incidenti sul lavoro, incidenti stradali, incidenti domestici, problemi di ordine pubblico ecc.
Gli effetti cronici da abuso di alcol sono a carico di diversi organi ed apparati, tra i quali l’apparato digerente (gastriti ricorrenti, emorragie digestive, ulcere, cirrosi epatica, pancreatiti ecc.) e il sistema nervoso centrale e periferico (neuropatia periferica, tremore, allucinazioni, psicosi e demenza ecc.). Inoltre l’abuso di alcol si correla ad un aumentato rischio di insorgenza neoplastica (cavo orale, esofago, stomaco, fegato, pancreas, ecc) e ad effetti di carattere psicologico e sociale analoghi agli effetti acuti.
Secondo la Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-10) stilata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ed il Manuale Statistico e Diagnostico delle Malattie Mentali (DSM IV), per parlare di alcol dipendenza devono essere soddisfatti almeno 3 dei seguenti criteri diagnostici:
  • presenza di tolleranza, ovvero necessità di aumentare il consumo per raggiungere gli stessi effetti clinici ridotti (nausea, vomito ecc) mantenendo costante il consumo;
  • sintomi di astinenza (tremore grossolano alle mani, alla lingua, alle palpebre, sudorazione, vomito, astenia, ansietà, umore depresso o irritabilità, allucinazione transitorie, cefalea, insonnia, convulsioni epilettiformi ecc.) e assunzione della sostanza per ridurre i sintomi di astinenza;
  • ingestione di quantità d’alcol maggiori o per periodi di tempo più lunghi di quanto “pensato” dal soggetto;
  • persistente desiderio di smettere o di ridurre il consumo di alcol con ripetuti insuccessi;
  • una grande quantità di tempo spesa in attività necessarie a procurarsi l’alcol, ad assumerlo o a riprendersi dagli effetti;
  • interruzione o riduzione di importanti attività sociali, lavorative o ricreative a causa dell’uso di alcol;
  • uso continuativo dell’alcol nonostante la consapevolezza di avere un problema, persistente o ricorrente, di natura fisica o psicologica causato.
Secondo il Progetto PRISMA, elaborato da diversi enti tra cui la Società Italiana di Medicina Generale e la Società di Alcologia Italiana, l’alcolismo è un disturbo a genesi multifattoriale:
biologica, in quanto ricerche attuali mostrano che l’alcolismo tende ad essere ereditario;
  • psicologica perché spesso l’abuso di alcol è secondario a un disagio psichico;
  • socio-ambientale in quanto anche l’ambiente in cui si vive e si lavora influenza la dipendenza). Questo, associato all’assunzione (episodica e cronica) di bevande alcoliche, con presenza o meno di dipendenza, è capace di provocare una “sofferenza multidimensionale” che si manifesta in maniera diversa da individuo a individuo.
L’alcolismo è definito dalla contemporanea presenza di:
  • perdita di controllo del consumo di alcolici caratterizzata dall’assunzione di un maggior numero di bicchieri
  • modificazione del modello di consumo con comparsa di desiderio compulsivo di assumere alcolici anche in assenza di intossicazione in atto (craving);
  • dipendenza, incapacità di rinunciare all’assunzione di alcol e conseguente sforzo per procurarselo, dovuto all’irresistibile desiderio legato al piacere dell’assunzione (dipendenza psichica), con tendenza ad aumentare la dose per mantenere il minimo effetto (tolleranza) e al timore dell’insorgenza della sintomatologia organica di privazione o astinenza (dipendenza fisica);
  • cambiamento dello stile di vita caratterizzato dalla tendenza all’isolamento, dal deterioramento fino alla perdita delle abituali relazioni sociali;
  • problemi familiari, o comunque della rete sociale personale, di diversa entità, che possono giungere alla disgregazione del tessuto familiare e alla comparsa di franche manifestazioni di sofferenza psichica, emozionale e relazionale nei confronti del partner e degli altri conviventi, e che arrivano a compromettere l’attività lavorativa del soggetto.
Il rischio esiste per qualunque livello di consumo e cresce all’aumentare del consumo stesso.
La piaga dell’alcolismo è abbastanza radicata, bisognerebbe quindi attuare un programma efficace di prevenzione del consumo di alcol. Fra i vari interventi di prevenzione i più frequentemente adottati consistono nel fornire informazioni sui rischi connessi all’uso e al consumo di alcol e avvertimenti sui rischi connessi alla guida in stato di ebbrezza. Tuttavia i metodi più efficaci cioè quelli relativi al rafforzamento di norme e stili di vita salutari, sono i meno utilizzati a causa della mancanza di tempo e della mancanza di strutture adeguate di supporto ai medici e alle famiglie.
Per consultare l'articolo completo clicca qui.
(Fonte: International Open Access Journal of Prevention and Research in Medicine Director Prof. Francesco Tomei)
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